The hate U give

The hate U give
La recensione di Elisa Belotti
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The hate U give

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Recensione

La protagonista di questo romanzo è Starr, un’adolescente nera che vive in un quartiere nero ma frequenta una scuola di bianchi. È così che viene presentata, insieme al suo carattere solare e alla fatica che impiega ogni giorno per dividere la sua vita in due compartimenti stagni: la Starr di Garden Heights e quella del prestigioso istituto privato. Queste due metà sono destinate inevitabilmente a collidere nel momento in cui un poliziotto bianco spara all’amico Khalil, disarmato, e lei assiste impotente alla sua morte. The Hate U Give racconta come Starr e il suo gruppo di amici affrontano le proteste, le false accuse, la giustizia sociale, l’attivismo. E ricorda «a tutti i ragazzi di Georgetown e di tutti i Garden Heights del mondo: le vostre voci contano, i vostri sogni contano, le vostre vite contano». Starr deve allora trovare un modo per ricomporre i pezzi della sua vita, mantenere vivo il ricordo di Khalil e far sentire, in mezzo a tanto rumore, la sua voce. Thomas unisce in questo libro lo slang, la musica rap, l’amicizia viscerale tipica dell’adolescenza per parlare, con un tono leggero, di temi drammaticamente attuali.

Perché leggerlo

Perché è una storia di speranza e di attivismo che non nasconde la fatica di scendere in campo, ma mostra anche come questa scelta sia alla portata di ogni persona, ciascuna secondo le proprie possibilità.

A chi lo consigliamo

A chi ama gli Young Adult, si sente adolescente o semplicemente ha voglia di un libro che con un linguaggio semplice tocchi temi profondi.

Cosa ci può insegnare

The Hate U Give mette in scena diverse discriminazioni, da quella razziale a quella di classe. È un libro che aiuta a riconoscerle anche nelle dinamiche quotidiane dell’adolescenza.

Tre frasi significative

«È proprio questo il problema. Permettiamo alle persone di dire certe cose, e loro le dicono così spesso che dopo un po’ lo trovano ammissibile e noi normale. Ma che senso ha avere una voce, se poi resti in silenzio quando non dovresti?».

«’Pac diceva che Thug Life, cioè “vita da teppista”, stava per The Hate U Give Little Infants Fucks Everybody. L’odio che rovesciamo sui bambini fotte tutti».

«Stanno lottando anche altri, perfino a Garden Heights, dove a volte sembra che non ci sia molto per cui valga la pena di farlo. La gente sta prendendo coscienza e gridando e marciando e pretendendo. Non sta dimenticando. Penso che questa sia la cosa più importante».

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