Le donne musulmane nei libri. L’esempio di “Nonna Mudhi”

Le donne musulmane nei libri. L’esempio di “Nonna Mudhi”

Di Elisa Belotti

Storie dalla città di R. è la rubrica in cui, ogni mese, viene proposto un libro per l’infanzia che rappresenta e trasmette la convivenza delle diversità, un testo capace di trasformare le nostre comunità in luoghi più inclusivi e accoglienti. Oggi parliamo di come vengono raccontate le donne musulmane che indossano il velo e di un buon albo illustrato per affrontare la pluralità di religioni con bambine e bambini.

Anche in occasione della Giornata mondiale del velo islamico, il libro inclusivo di questo mese è Nonna Mudhi è alla moda di Maitha Al Khayat, pubblicato da Gallucci all’interno della collana Libri-ponte sul Mediterraneo. Si tratta di un progetto editoriale, realizzato con la casa editrice Kalimat, che raggruppa volumi per l’infanzia scritti sia in italiano che in arabo, madrelingua della maggior parte delle autrici e degli autori coinvolti. Lo scopo è creare un ponte tra due lingue e due culture, non solo per chi è nato in paesi diversi dall’Italia in cui sta crescendo, ma anche per chi è italiano, ha una discendenza differente e la può riscoprire proprio attraverso questi libri. I volumi della collana sono adatti a un’ampia fascia d’età, dai più piccoli con Le mie mani e I miei piedi, a chi è più grande con Intorno a casa mia e Zia Osha. La storia di oggi si rivolge sicuramente alla scuola dell’infanzia e all’inizio della primaria, ma con il suo tono spiritoso, che sfida a mettere in discussione i preconcetti, può essere letta anche da bambine e bambini più avanti nel percorso scolastico.

Attorno a chi indossa il hijab sono molti i pregiudizi e i silenzi e per capire meglio tale scelta è importante ascoltare la storia di chi fa questa esperienza. Partiamo quindi dall’autrice di Nonna Mudhi è alla moda: Maitha Al Khayat, una donna che vive negli Emirati Arabi Uniti e indossa il niqab per scelta. Sottolinea questa decisione consapevole più volte nelle sue interviste: «Mi piacciono le interazioni sociali, sebbene io sia una persona orgogliosamente riservata. Anche se il niqab non mi è mai stato imposto dalla mia famiglia, ho sentito che corrispondeva alla mia personalità. Mio figlio spesso mi invidia, perché sono io a indossare una maschera come i suoi supereroi preferiti». Al Khayat si è avvicinata alla scrittura proprio perché non riusciva a trovare dei libri illustrati per l’infanzia che rappresentassero appieno la sua cultura religiosa e la sua identità. Fu così che decise di scrivere lei stessa queste storie, diffondere tra bambini e bambine la passione per la lettura e raccontare al mondo gli UAE con una prospettiva diversa. Oggi è un’autrice acclamata, con alle spalle più di 170 lavori, tra libri e sceneggiature televisive, scrivendo sia in inglese che in arabo.

Recentemente ho letto Nonna Mudhi a una classe di una scuola dell’infanzia. Oltre all’interesse per la vicenda e allo stupore davanti alle illustrazioni di Vanina Starkoff, l’attenzione è andata anche al testo in arabo che accompagna quello italiano. In molti non avevano mai visto questo tipo di scrittura, mentre altri, provenienti da famiglie che parlano l’arabo, ne hanno riconosciuto alcuni elementi familiari pur non sapendo leggere per via della giovane età. Già questo ha contribuito a creare un dialogo relativo alla cultura e all’identità, che si è poi ampliato toccando il tema del velo. 

Il libro ha come protagonista Mudhi, una donna anziana che ama l’avventura, viaggia da sola ed è appassionata di moda. L’innesco narrativo proviene proprio dall’invito che lei fa ai nipoti Nura e Ibrahim di partire per una vacanza in Italia, in cui la famiglia si divertirà tra sfilate di moda e feste di carnevale. Questa rappresentazione contiene molti aspetti interessanti, a partire dalla scelta di una protagonista anziana, ritratta con le rughe e, quando non indossa il velo, i capelli grigi. La classe a cui ho letto il libro è rimasta sorpresa incontrando un personaggio non giovane. Non avevano mai visto una donna anziana, attiva e autonoma nel ruolo di motore della storia.

Quando i personaggi giungono a destinazione, Nura si accorge che le persone lanciano a Mudhi delle occhiate storte per via del velo. «La gente fissava la nonna in modo strano. Le ho detto: “Non dovresti togliere il burqa, nonna? La gente ti guarda!”. Lei si è girata verso di me e mi ha risposto: “Che mi guardino pure, tesoro mio, tanto qui c’è gente di tutti i tipi!”». La reazione dei bambini e delle bambine che ascoltavano la storia è stata molto semplice: su quella stessa pagina ci sono tante persone vestite in modo diverso, quindi la nonna Mudhi può tranquillamente indossare il velo. “Inoltre”, ha aggiunto una bambina, “c’è una ragazza con una fascia per capelli. Più o meno è la stessa cosa”. 

A questo punto è stato importante spiegare loro cosa fosse il velo islamico. Quando hanno sentito che viene indossato da alcune donne musulmane, molte mani si sono alzate per dire “Come mia mamma!” con orgoglio e meraviglia perché, come hanno subito confermato, raramente vedono personaggi come le loro madri nei libri e nei programmi televisivi. Nonna Mudhi non si limita a rappresentare una donna con il velo, ma ne dà una definizione a misura di bambino: una sorta di maschera, come quelle che poi i protagonisti vedranno durante il carnevale di Venezia, che protegge il volto della donna lasciando scoperti solo gli occhi. Il hijab di cui si parla è un burqa, ma a differenza del velo afghano che copre interamente la testa e il corpo, questo è più simile al niqab (che non copre gli occhi) ed è tipico degli Emirati Arabi Uniti. È un indumento molto antico, nato per ripararsi dal sole e dalle tempeste di sabbia del deserto, ma anche per segnalare il clan e il rango di appartenenza. Oggi è usato soprattutto dalle donne anziane e in occasione di feste e matrimoni. Anche in questo caso, quindi, Al Khayat inserisce nel suo libro un pezzetto di storia e di cultura degli UAE e la rende accessibile, attraverso il paragone con la maschera di carnevale, al suo giovane pubblico.

Un ultimo aspetto su cui vale la pena soffermarsi è la multietnicità rappresentata. La famiglia della nonna Mudhi, viaggiando per l’Italia, incontra personaggi dalla pelle di diverse tonalità. Le piazze di Venezia non sono popolate solo da individui bianchi, il che sarebbe anche poco realistico. Questa scelta aiuta chi legge ad avere una prospettiva più ampia, a notare la diversità che ci circonda e anche a riconoscersi nelle illustrazioni presenti tra le pagine. Sono molti i bambini e le bambine che mi hanno detto, mentre leggevo il libro, “Questo personaggio è come me” perché aveva la pelle nera e i capelli crespi oppure i tratti asiatici. Sfogliare un volume per l’infanzia e sentire che la propria identità viene riconosciuta non solo migliora il coinvolgimento nella storia, ma è anche estremamente educativo.

Dalla Città di R. per oggi è tutto. Con questo esempio di rappresentazione delle donne musulmane, si può introdurre ai più piccoli il tema del dialogo tra religioni e culture, e riconoscere con loro che queste differenze ci circondano, vanno viste e ascoltate. Ci rivediamo il prossimo mese con un nuovo libro per l’infanzia sempre qui, tra le Storie dalla Città di R.

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