E con Tango siamo in tre

E con Tango siamo in tre
Di Elisa Belotti

Storie dalla Città di R. è la rubrica in cui, ogni mese, viene proposto un libro per l’infanzia che rappresenta e trasmette la convivenza delle diversità, un testo capace di trasformare le nostre comunità in luoghi più inclusivi e accoglienti. Oggi parliamo di un libro che racconta l’amore che lega i membri di una stessa famiglia.

E con Tango siamo in tre è un albo illustrato scritto dallo psichiatra Justin Richardson e dal commediografo Peter Parnell e pubblicato negli USA nel 2005. La prima edizione italiana risale invece al 2010, a opera di Edizioni Junior. Il libro, come spiega fin dalle prime pagine, si basa sulla storia vera di due pinguini antartici, Roy e Silo. Questo tipo di animali ha una sottile linea di piume nere attorno al collo (in inglese chinstrap penguin) e un folto gruppo vive ancora oggi nello zoo di Central Park. Lì, nel 1998, si trovano anche Roy e Silo, due esemplari maschi molto uniti. Fanno tutto insieme: giocare, camminare, cantare, nuotare. Non passano molto tempo con le femmine né le femmine con loro, ma si capisce che si vogliono molto bene. I due formano una coppia e il caso diventa molto celebre già alla fine degli anni ’90. 

Roy e Silo sono innamorati e come tutti gli altri pinguini, quando arriva un determinato momento dell’anno, iniziano a costruire il proprio nido. Dispongono le pietre in cerchio e dormono insieme, ma con il passare del tempo, a differenza delle altre coppie, da loro non nasce nessun pulcino. Roy e Silo sono desiderosi di prendersi cura di un nuovo membro della loro famiglia e covano addirittura una grossa pietra. Rob Gramzay, il custode dello zoo, studia i loro comportamenti e, quando trova un uovo abbandonato e bisognoso di cure, glielo affida. I due pinguini lo covano pazientemente finché il guscio non si rompe e nasce la piccola Tango. Un nome significativo, scelto dallo zoo «perché per fare un Tango bisogna essere in due».

Silo e Roy crescono la pulcina insegnandole tutti i comportamenti necessari per comunicare con i suoi genitori ed ecco che Tango è il primo pinguino ad avere due papà. Con la delicatezza con cui la storia è stata raccontata, si chiude narrando che i tre, dopo i divertimenti della giornata, tornano al nido la sera, come tutti i pinguini della vasca, gli animali dello zoo e le famiglie della grande città. E con Tango siamo in tre si propone quindi di raccontare l’affetto profondo che lega i membri di un nucleo famigliare. 

Per quanto le relazioni omosessuali siano molto diffuse in alcune specie – e questo mostra quanto sia complessa e sfumata la sessualità – il trio Roy, Silo e Tango viene percepito come non convenzionale dal pubblico. Partire proprio da questi personaggi permette di ampliare la rappresentazione delle cosiddette famiglie arcobaleno nella letteratura per l’infanzia. Il messaggio dell’albo non è una giustificazione scientifica dell’omogenitorialità – di questo si occupano l’antropologia e gli studi di genere – ma una sua normalizzazione attraverso il regno animale tanto caro a bambine e bambini. 

Naturalmente la pubblicazione di questo libro non è passata inosservata. Ha generato fin da subito forti dibattiti e, secondo l’American Library Association, è stato il libro più censurato del 2009. È stato infatti proibito in molte biblioteche e scuole perché considerato diseducativo, inadatto all’età del suo pubblico e antifamiliare. Nel 2015, inoltre, l’allora sindaco di Venezia Luigi Brugnaro decise di ritirarlo dalle scuole comunali, insieme ad altre pubblicazioni sull’omogenitorialità e sull’identità di genere. Ora l’albo è tornato in circolazione, anche se non è semplice trovarne una copia. 

La vicenda di Roy e Silo è arricchita dalle delicate illustrazioni di Henry Cole che, oltre a rendere visibile l’affetto che lega i tre protagonisti del volume, ritrae in modo preciso il comportamento dei pinguini. L’aspetto grafico cala nella storia e apre all’etologia, cioè lo studio del comportamento animale, fondamentale per relativizzare e comprendere meglio anche quello umano. L’unione di parole e illustrazioni, quindi, permette di parlare a bambine e bambini di famiglie, di affetto e anche di omogenitorialità. Questo spaventa a volte genitori e insegnanti, quindi perché affrontare i temi LGBTQ+ durante l’infanzia? 

Chiara Filincieri, fumettista e disegnatrice che si occupa di diritti umani, femminismo, tematiche queer ed educazione sessuale, a questo proposito scrive: «Partiamo da un presupposto: i tempi cambiano. Le persone LGBT+ (che sono sempre esistite!) adesso sono più visibili, nella società e nei media. Come è giusto che sia. E aggiungiamo anche un altro presupposto: i bambini sono sempre più connessi e informati fin da piccolissimi. I bambini, nella maggior parte dei casi, sanno già che queste persone esistono e in genere sono anche abbastanza portati a prenderne semplicemente atto come di una cosa normale, una cosa come un’altra; fino a quando non si scontrano col fatto che non è ancora così […] Secondo me, l’atteggiamento migliore è proprio questo: parlarne come faremmo di qualsiasi altra cosa ordinaria, con naturalezza e semplicità. Magari con l’aiuto di un bel libro o suggerendo una serie animata con protagonisti queer. Ma senza bisogno di sottolinearlo, come non sottolineeremmo il fatto che il principe e la principessa Disney sono eterosessuali. Se poi i bambini avranno delle domande possiamo discuterne o, se non conosciamo le risposte (può succedere e non c’è niente di male!), dire loro che ci informeremo meglio e ne riparleremo».

C’è un interrogativo che si leva spesso davanti a un’educazione di questo tipo: “E se poi crescono gay?”. Chiara Filincieri però risponde: «I bambini hanno una loro identità, non possiamo essere noi a farli crescere gay né eterosessuali. Possiamo invece farli crescere con la consapevolezza che il loro orientamento sessuale o relazionale o la loro identità di genere non influenzeranno in nessun modo il nostro amore per loro, il rispetto che gli portiamo e il sostegno che gli daremo. Forse saranno gay, forse saranno eterosessuali, forse transgender oppure no. Ma una cosa è abbastanza sicura: impareranno a portare questo stesso rispetto alle altre persone».

Dalla Città di R. è tutto. Con questo libro ricco di affetto e tenerezza, adatto soprattutto per la fascia d’età della scuola dell’infanzia, abbiamo affrontato il tema delle relazioni famigliari e della loro rappresentazione. Ci rivediamo il prossimo mese con un nuovo libro sempre qui, tra le Storie dalla Città di R.

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