Odio gli uomini

Odio gli uomini
La recensione di Elena Esposto
Titolo


Odio gli uomini

Autrice


Pauline Harmange

Editore


Garzanti

Recensione

Il libro di Pauline Harmange ha fatto molto scalpore dal giorno in cui è uscito, ottenendo una serie di reazioni dalla parte maschile della società che vanno dal disprezzo, agli insulti verso chi ne ha parlato sui social, alle parodie fino all’alto funzionario del governo francese che ha chiesto che ne venisse vietata la distribuzione. Chissà se lo hanno davvero letto…
In questo breve, ma secondo me molto importante, pamphlet femminista quello che la Harmange vuole fare non è teorizzare una società senza maschi, o dove questi vengano oppressi o perseguitati. Vuole semplicemente rimetterli in prospettiva e toglierli dal piedistallo sul quale si sono messi. Vuole riportarli alle loro proporzioni naturali e mettere in luce come spesso anche noi donne tendiamo a vederli attraverso una lente di ingrandimento, perché siamo state cresciute così, perché ci insegnano fin da piccole che i maschi sono meglio, perché ancora oggi forse ci fidiamo più di un medico o di un avvocato che non di una medica o un’avvocata.
Per Pauline Harmange dobbiamo sottrarci allo sguardo maschile, mettere in discussione il loro potere e smettere di dare loro tutta la nostra attenzione. E se questo viene percepito come odio pazienza. Che odio sia.
In modo molto semplice e lucido la Harmange ci consegna un libro che è un piccolo gioiello per la riflessione femminista, proponendoci spunti che ci aiutano a mettere a fuoco il modo in cui il patriarcato limita le donne e invitandoci a riprenderci gli spazi fisici e mentali che ci spettano di diritto. Lasciamo gli uomini sullo sfondo e cominciamo a mettere a fuoco le donne attorno a noi, a cominciare da noi stesse. Smettiamola di mettere gli uomini al centro delle nostre vite e concentriamoci sui nostri legami femminili, coltiviamo la sorellanza. Liberiamoci della sindrome dell’impostora e facciamo nostro il mantra “abbi la sicurezza di un uomo mediocre”
Odiare gli uomini diventa così un atto di liberazione e riconoscimento.

A chi lo consigliamo

A tutte e tutti, consapevoli o (sopratutto) inconsapevoli dei meccanismi oppressivi del patriarcato e dei suoi privilegi, a chi ha voglia di iniziare un discorso serio sulla decostruzione di queste dinamiche.
E a tutti gli uomini che hanno bisogno di rimettersi in prospettiva e di comprendere che non sono il centro dell’universo, e che forse, proprio per questo, non lo leggeranno mai.

Spunti di riflessione

Tra tutti gli spunti di riflessione che mi ha offerto questo libro, quello secondo me più interessante è il ragionamento sul doppio standard tra uomini e donne.
Viviamo in una società in cui gli uomini vengono incensati per ogni piccola cosa che fanno. Escono prima dal lavoro per andare a prendere i figli a scuola? Padri modello. Fanno il bucato? Ottimi casalinghi. Si occupano dei figli, e magari cucinano pure? Santi subito.
E le donne? Eh no, le donne devono fare tutto questo insieme e probabilmente non è ancora abbastanza.
Mentre leggevo questo libro ho ripensato a tutte le volte che sento dire che sono fortunata perché il mio compagno mi rispetta, non mi picchia e contribuisce al lavoro domestico. Ma questo non dovrebbe essere la normalità?
La Harmange ce lo dice chiaramente: i nostri standard sono troppo bassi, dobbiamo smetterla di accontentarci.

La misandria e la misoginia non si possono comparare per il semplice motivo che la prima esiste solo in relazione alla seconda.

Agli uomini chiediamo di usare il loro potere e i loro privilegi con consapevolezza: incivilendo gli altri membri maschili della loro cerchia, per esempio, e non spiegando alle donne come condurre la propria lotta. Chiediamo agli uomini di stare al loro posto. No, a dire il vero, esigiamo da loro che imparino a prendere meno spazio. Non sono i protagonisti e gli toccherà farci l’abitudine.

Io credo che l’odio per gli uomini spalanchi le porte dell’amore per le donne (e per noi stesse) in tutte le sue forme. E che abbiamo bisogno di questo amore – di questa sorellanza – per liberarci.

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