Donna in guerra

Donna in guerra
La recensione di Elisa Belotti
Titolo


Donna in guerra

Autrice


Dacia Maraini

Editore


Bur

Recensione

La donna del titolo è Vannina, una giovane maestra elementare che trascorre l’estate del 1970 su un’isola campana con il marito Giacinto. Maraini, nel 1975, racconta la quotidianità di una donna comune e scrive un libro in cui c’è tutto: la cultura dello stupro, la sessualità femminile, le mestruazioni, l’aborto, il catcalling, la necessità di fare rete tra chi è parte di una minoranza. È un testo estremamente moderno, parla in una lingua vera di cose vere, di una guerra presente in tutte/i noi. È la guerra di Vannina con il suo corpo, con le sue abitudini, con suo marito. La lotta continua che intraprende per liberarsi.
Le pagine, datate come un diario, all’inizio mostrano una Vannina assente, che si fa piccola perché non crede di poter avere un’opinione, dei desideri, delle ambizioni. Man mano che prosegue la narrazione, però, fa sentire la propria voce. Inizia a dire no, a vedere la propria insoddisfazione, a desiderare di cambiarla e tutto questo la porta a una svolta. Grazie all’amicizia e alla sorellanza con Suna, Vannina si modifica. È una trasformazione silenziosa. Si dedica a ciò che le interessa, interviene nelle discussioni, dà forma a un suo punto di vista, non fa sesso se non ne ha voglia. Il cambiamento è come un’onda. Inizialmente è leggera e si muove con delicatezza, ma poi continuando a oscillare si trasforma in una serie di marosi che si infrangono sulla sua vita precedente e su quella di chi le sta intorno.

A chi lo consigliamo

A chi vuole immergersi nella vita di Vannina, conoscerne pensieri, dubbi ed emozioni. La seguirà passo passo nelle sue vicende e sentirà con lei ogni esperienza.

Spunti di riflessione

Questa è una storia di consapevolezza e resilienza. Resilienza deriva dal latino resilio, l’iterativo di salio, che significa saltare ed è legato a un’immagine: risalire su una barca che si è capovolta. La vita di Vannina è una barca capovolta alla deriva, ma lei, con estrema agilità, ne riprende il pieno possesso.
Donna in guerra parla anche di una cosa fondamentale: fare rete con chi cammina dalla tua stessa parte per capire chi sei, chi vuoi essere e diventarlo. È una storia di alleanza e condivisione.

A me bastano poche parole per farmi sentire vuota e insicura. Ecco, di colpo ero esclusa dal mondo dell’intelligenza, dell’ardimento, condannata alla mediocrità di una classe da cui, per inerzia o stupidità non sarei mai stata capace di uscire.

Volevo dire no. Ma mi sono lasciata andare alla dolcezza  di dire sì, di farsi attenti, umili, di eseguire con remissività un incarico, per ricevere poi l’approvazione di chi è più sicuro e più abile. Era quello che si aspettavano da me, era naturale, era il mio compito di donna

Per uscire dall’inferno bisogna buttare giù la porta di ferro che da solo nessuno può aprire, bisogna essere in tanti.

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