Una donna per amico

Una donna per amico
Di Paola Ghisleni

Ebbene, ci troviamo nel 2021, ogni giorno ci battiamo contro gli stereotipi di genere, per la libertà d’espressione sessuale, cerchiamo di sfatare luoghi comuni legati all’universo femminile e maschile che ci tramandiamo in eredità dalla notte dei tempi, eppure, trattandosi di un argomento del genere, appare quasi impossibile non inciampare in cliché. Sto parlando dell’annosa e controversa questione dell’amicizia tra uomo e donna.
Ho postato la domanda “uomo-donna, amici sì o no” sui social, e mi sono stupita della partecipazione all’argomento (provateci anche voi!).

Le risposte che ho ricevuto rispecchiano, nelle percentuali, le conclusioni alle quali sono arrivati gli studiosi di diverse università, come quelle a cui è giunta April Bleske Rechek dell’Università del Wisconsin-Eau Claire, dopo aver intervistato 88 coppie di amici di sesso opposto.
A ciascuno della coppia veniva chiesto in separata sede se ritenesse autentica la loro amicizia, se si sentisse o meno attratto/a dall’amica/o e se in cuor suo sperasse in un evolversi del sentimento.

Il risultato è stato che gli uomini comunemente sopravvalutano l’interesse sessuale proveniente dalle donne, d’altro canto le donne sottovalutano l’interesse sessuale maschile, tendendo a minimizzare gli atteggiamenti dolci e gentili dei migliori amici, scambiandoli per semplici manifestazioni di affetto fraterno.  
Le motivazioni della difficile gestione di questo tipo di amicizia parrebbero legate in primo luogo alla filogenetica.

L’attitudine dell’uomo a considerare delle potenziali amanti più donne incontrate nella vita, deriverebbe dal fatto che la natura l’abbia insignito del ruolo di predatore, “addetto” alla conquista e alla fecondazione delle femmine per garantire il proseguimento della specie.
La donna invece, evolutivamente parlando, avrebbe sviluppato il ruolo della cura e dello svezzamento dei cuccioli. Per garantire questo, inoltre, la natura ha dotato di maggiori quantità di testosterone gli uomini e di ossitocina la donna.

Fino a questo punto niente di nuovo, direte voi. In effetti le seguenti tre celebri battute del film cult “Harry ti presento Selly”, con Billy Crystal e Meg Ryan, sembrerebbero racchiudere così come sono, studi, statistiche e filogenetica:
− Nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente. Vuole sempre portarsela a letto.
− Allora stai dicendo che un uomo riesce a essere amico solo di una donna che non è attraente?
− No, di norma vuole farsi anche quella.

Tornando alla mia personale ricerca, alcuni miei amici, nel fornirmi una loro opinione, sono stati ancora più espliciti e perentori:

L’uomo alla fine vuole scopare sicuro, quindi esiste, ma è un’amicizia tendenzialmente interessata, punto.
Ovviamente, pur restando all’interno della sfera maschile, c’è chi mi ha risposto diversamente affermando, a dispetto di Battisti e Mogol, che sì, si può ed è bello avere “una donna per amico”.

Io ho più amiche donne che maschi e non per forza ci si deve finire a letto. Mi sono rimaste amiche negli anni anche fidanzate o amori che ho avuto in passato. 
Mentre per i paladini del no, non sembrerebbero esistere eccezioni, chi risponde sì, sia donne che uomini, tende a fissare dei “paletti”, utilizzando un linguaggio matematico potremmo definirle delle “condizioni d’esistenza”.

La psicologa Ilaria Cadorin ne ha stilate un elenco. Queste sarebbero quelle che assicurerebbero una maggiore garanzia: Il grado di parentela; L’uguale orientamento sessuale (l’amico omosessuale o l’amica lesbica); Le scelte di vita (l’amico sacerdote o suora); Una grande centratura e consapevolezza da parte dell’uno, dell’altra o, ancora meglio, di entrambi; La totale assenza di attrazione fisica o di certi aspetti caratteriali, da parte di entrambi (anche se difficile).

Riguardo l’ultimo punto, Friedrich Nietzsche (Umano troppo umano, 1878) scrisse:  Le donne possono stringere benissimo amicizia con un uomo; ma per poterla conservare – a tal fine deve ben aiutare una piccola antipatia fisica.

In realtà di scritti e citazioni su cui poter riflettere si ha veramente l’imbarazzo della scelta.
Già Oscar Wilde nel 1800 scriveva: Fra uomo e donna non può esserci amicizia. Vi può essere passione, ostilità, adorazione, amore, ma non amicizia.
E Jorge Luis Borges nel 1900: L’amicizia fra un uomo e una donna è sempre un poco erotica, anche se inconsciamente.

Questo è anche quanto confermato da una delle mie amiche: Io ho avuto la fortuna di conoscere un collega che è diventato anche un caro amico… Credo però che un minimo di implicita tensione “sessuale” permanga.

E se provassimo ad allontanarci dalla sfera prettamente fisica, sessuale e scientifica e provassimo ad affrontare la questione dal punto di vista culturale e sociale?
Perché tendiamo a voler vedere una bella amicizia inevitabilmente destinata ad approdare ad una dimensione romantica o sessuale o come l’avvisaglia di una relazione sentimentale che prenderà vita? 

La sociologa esperta di relazioni Jan Yager, autrice del saggio “When Friendship Hurts” (Quando l’amicizia fa male), spiega che l’amicizia platonica tra uomo e donna viene accettata dalla società solo in tempi molto recenti. Fino ai primi del Novecento le donne venivano considerate etero di default, incapaci di costruire un’amicizia con un maschio e interessate unicamente al matrimonio. 

Sembra il Medioevo, ma stiamo parlando del secolo scorso. Fino a pochi decenni fa l’amicizia uomo-donna è stata demonizzata e considerata anormale, in particolare se una o entrambe le persone erano legate sentimentalmente a qualcun altro, come se il proprio partner potesse darci tutto ciò di cui abbiamo bisogno, o dovesse incarnare tutte le virtù che cerchiamo negli esseri umani o rispondere a tutte le nostre necessità relazionali.

Avete mai notato ad una festa, ad una tavolata di amici, la tendenza a formarsi capannelli di persone dello stesso sesso? Maschi con maschi e femmine con femmine. Michael Monsour, autore del libro “Women and Men as Friends”, definisce questo fenomeno “segregazione volontaria in base al genere”.

“In una cultura centrata sul dominio maschile, le donne sono a rischio di assumere inconsciamente un ruolo più sottomesso”, spiega lo psicologo Don O’Meara, docente all’Università di Cincinnati e sostenitore convinto dell’amicizia tra uomo e donna, mettendoci in guardia dal power play, ovvero dal meccanismo per cui tende a esserci disparità tra i sessi nelle relazioni, anche quelle amicali. Questo aspetto sembrerebbe stia lentamente cambiando da quando la società ha iniziato a trattare entrambi i sessi in modo più paritario. 
È da poco, infatti, che per lo meno nel mondo Occidentale, i giochi per i bambini non sono più prettamente divisi in giochi da femmina e da maschio, contribuendo così ad abbattere gli stereotipi di genere. Ci sono mamme che comprano serenamente bambole per i loro bambini e altre che, viceversa, non si formalizzano se la figlia esprime il desiderio di possedere una spada o di potersi iscrivere ad un corso di Karate.
I bambini in questo modo si abituano a vivere l’amicizia con il sesso opposto sin da piccoli, e crescendo è come se in un certo senso si allenassero nel mantenerla tale, senza che altre dinamiche riguardo il genere o l’orientamento sessuale subentrino e creino confusione.

E anche in questo caso nel mio piccolo sondaggio ho trovato delle conferme: Le amicizie che ho con uomini sono tutte nate durante l’adolescenza e poi proseguite.

Io ho avuto amicizie vere senza secondi fini (da entrambe le parti) alcune cominciate da quando si era più piccoli e resistite poi negli anni.

Riporto, per ultimo, la risposta che più di tutte mi ha colpita: Ho amici che prima di ogni genere sono persone stupende e se non perdo speranza nell’altro sesso lo devo proprio a loro. Senza nessuna attrazione se non quella intellettiva.

Forse il nocciolo è proprio questo, considerare l’amicizia al di là del genere, anzi azzardo affermando che la domanda forse non dovremmo proprio porcela.
Penso che dal momento in cui compare un punto interrogativo qualcosa stia già vacillando, come in amore del resto, quando l’amore c’è, è palpabile, non ci interroghiamo sulla sua veridicità, lo stesso  dovrebbe essere per l’amicizia, che sia tra persone dello stesso sesso o meno. 
Nel vocabolario si legge che la parola “amico” deriva dal latino amicus e significa “affine ad amare”.
Del resto, è solo in alcune lingue, tra cui l’italiano stesso, che i due termini “amore” e “affetto” corrispondono a due parole diverse; in inglese, ad esempio, la parola love comprende in sé ogni tipo di amore, anche quello amicale o fraterno.

Sono stata amata, amata, amata non abbastanza, ancora, perché non si ama mai abbastanza, poiché una vita non basta. E ho amato incessantemente. Nell’amore, nell’amicizia. Uomini e donne

Frida Kahlo

P.S: Finito l’articolo, a scuola mi è capitata un’ora di supplenza in una terza (ragazzini di 13 anni), non ho resistito e ho posto loro la questione. Dopo molti sì che andavano confermando le mie conclusioni, un ragazzo piuttosto timido ha tentennato per poi chiedermi se prima di rispondere sì o no, potesse farmi una domanda: Ma se io sono amico amico di una ragazza, ma mi sono innamorato di lei, se non le ho detto niente e non glielo dirò mai, posso dire che è amicizia?

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