La Melagrana

La Melagrana
Di Alice Giugni

È la melagrana profumata
un cielo cristallizzato.
(Ogni grana è una stella
ogni velo è un tramonto.)
Cielo secco e compresso
dalle unghie del tempo.


La melagrana è come un seno
vecchio di pergamena,
e il capezzolo si è fatto stella
per illuminare il campo


È un’arnia minuscola
col favo insanguinato,
e le api l’hanno formata
con bocche di donne.
Per questo scoppiando ride
con porpore di mille labbra…


La melagrana è un cuore
che batte sul seminato,

un cuore sdegnoso
dove non beccano gli uccelli,
un cuore che fuori
è duro come il cuore umano
ma dà a chi lo trafigge
odore e sangue di maggio.
La melagrana è il tesoro
del vecchio gnomo del prato,
quello che parlò con la piccola Rosa,
nel bosco solitario.
Quello con la barba bianca
e il vestito rosso.
È il tesoro che ancora conservano
le verdi foglie dell’albero.
Arca di pietre preziose
in visceri di oro vago.


La spiga è il pane. È Cristo
in vita e morte rappreso.


L’olivo è la costanza
della forza e del lavoro.


La mela è il frutto carnale,
sfinge del peccato,
goccia di secoli che tiene
i contatti con Satana.


L’arancio è la tristezza
delle corolle profanate,
così diventa fuoco e oro
ciò che prima era puro e bianco.


Le viti sono la lussuria
che si coagula nell’estate,
e da esse la chiesa ricava,
benedetto, il santo liquore.


Le castagne sono la pace
del focolare. Cose d’altri tempi.
Crepitare di vecchi legni,
pellegrini smarriti.


La ghianda è la serena
poesia del passato,
e il cotogno d’oro debole
la pulizia della salute.


Ma la melagrana è il sangue,
sangue sacro del cielo,
sangue di terra ferita
dall’ago del torrente.
Sangue del vento che viene
dal rude monte graffiato.
Sangue del mare tranquillo,
sangue del lago dormiente.
La melagrana è la preistoria
del sangue che portiamo,
l’idea di sangue, chiuso
in globuli duri e acidi,
che ha una vaga forma
di cuore e di cranio.


O melagrana aperta, tu sei
una fiamma sopra l’albero,
sorella carnale di Venere,
riso dell’orto ventoso.
Ti circondano le farfalle
credendoti un sole fermo
e per paura di bruciarsi
ti sfuggono i vermi.


Perché sei la luce della vita,
femmina dei frutti. Chiara
stella della foresta
del ruscello innamorato.


Potessi essere come sei tu, frutto,
passione sulla campagna!


Ode alla Melagrana, Federico Garcia Lorca.

Si aprono, sulle parole di questi versi, le porte della Bottega delle Erbe. 
Bentornati e bentornate, oggi la melagrana ci accompagnerà in un lungo viaggio tra l’Energia vitale, la fertilità, l’amore, le ombre degli inferi, la morte e la rinascita. Siete pronti ad assaporare i chicchi della Vita e della Passione?

La melagrana, detta anche mela granata o semplicemente granata, è il frutto del melograno ed è una bacca con un diametro che varia da 5 a 12 cm, dalla buccia dura e coriacea. Il frutto ha diverse partizioni interne che svolgono la funzione di placentazione ai semi: gli arilli. Generalmente si contano circa seicento arilli in ogni frutto.
I semi sono di colore rosso e in alcune varietà sono circondati da una polpa traslucida più o meno acidula, dolce e profumata, che varia dal bianco al rosso rubino. La maturazione della melagrana avviene tra ottobre e novembre.

Il nome melograno deriva dal latino malum granatum: mela con semi. Fu denominato Malum punicum, mela fenicia, dai Romani perché pianta tipica dei paesi temperati che cresceva nei dintorni di Cartagine. Il frutto del melograno era molto noto anche nell’antichità: conosciuto un po’ ovunque, veniva coltivato dall’Iran all’India fino a tutto il Mediterraneo.
Nell’iconografia, la melagrana fa le sue prime apparizioni nel IV millennio a.C. in Mesopotamia, a Uruk e a Susa. 

Per gli Egizi la melagrana era simbolo di fertilità: sono state ritrovate molte raffigurazioni di divinità femminili con questo frutto in mano in tombe che risalgono a 2500 anni prima di Cristo e viene nominata anche in papiri dell’epoca di Tuthmosis I (1547 a.C.) e di Amenofi IV (1375 a.C.). Autentici frutti di melograno essiccati sono stati ritrovati nelle camere sepolcrali di Ramsete IV.
Nell’antico Egitto il succo di melagrana veniva miscelato con la birra per dare origine ad una magica bevanda che si credeva avesse il potere di salvare l’umanità dalla distruzione. Gli Egizi utilizzavano la melagrana anche durante le cerimonie funebri, in quanto non solo simbolo di fecondità e di vita ma anche di morte e rinascita.

Nel Vecchio Testamento sono molti i riferimenti al Melograno, soprattutto nel Cantico dei Cantici. “Ti offrirei vino profumato, di mosto dolcissimo del mio melograno” (8,12). Era infatti uso comune ebraico di ricavare un mosto di melograno, liquore molto pregiato.
Nella religione ebraica la melagrana rappresentava la correttezza e l’onestà, il frutto contiene infatti 613 semi che simboleggiano le 613 perle di saggezza contenute nella Torah.

La melagrana permane, invece, come simbolo di fertilità e dell’amore nell’Antica Grecia, dove era considerata il frutto del matrimonio ed era attribuita ad Era, che veniva spesso raffigurata con in mano una melagrana e ad Afrodite. Con i suoi rami le spose s’intrecciavano i capelli per auspicare la fecondità e i pomi dal picciolo a forma di corona venivano considerati un regalo prezioso. 
La melagrana è poi un frutto legato alla figura mitologica di Persefone, figlia di Demetra la dea delle messi e del raccolto.

Personificazione della vegetazione che sta sotto la terra in inverno ed esce con la buona stagione, la giovane Persefone fu rapita da Ade, da tempo innamorato di lei, relegata negli Inferi e tenuta prigioniera sotto la sorveglianza di Ascalafo. 
Demetra, accortasi che Persefone era scomparsa, per nove giorni corse per tutto il mondo alla ricerca della figlia, ma per quanto cercasse, non riusciva né a trovarla né ad avere notizie del suo rapimento.
All’alba del decimo giorno venne in suo aiuto Ecate, che aveva udito le urla della fanciulla mentre veniva rapita, ma non aveva fatto in tempo a vedere il volto del rapitore e suggerì a Demetra di chiedere ad Apollo, il quale raccontò a Demetra che a rapire la figlia era stato Ade.
In preda alla rabbia e all’angoscia, Demetra abbandonò l’Olimpo e per vendicarsi, decise che la terra non avrebbe più dato frutti ai mortali, così la razza umana si sarebbe estinta e gli dei non avrebbero più potuto ricevere i sacrifici votivi degli uomini di cui erano tanto orgogliosi.
Si mise quindi la dea a vagare per il mondo per soffocare la sua disperazione, sorda alle suppliche degli dei e dei mortali che già assaporavano l’amaro gusto della carestia.
Zeus inviò infine Ermes, il messaggero degli dei, nell’oltretomba da Ade, per ordinargli di rendere Persefone alla madre. Ade, inaspettatamente, esortò Persefone a fare ritorno dalla madre ma prima che la sua dolce sposa salisse sul cocchio di Ermes, le offrì un chicco di melagrana.
La giovane sposa, che fino ad allora aveva digiunato, consapevole che chi mangia il cibo degli inferi vi si lega per l’eternità, mangiò il chicco di melagrana, compiendo in questo modo il prodigio che le avrebbe impedito di rimanere per sempre nel regno della luce.
Quando Demetra rivide la figlia, la terrà ritornò fertile ed il mondo riprese a godere dei suoi doni.
Solo più tardi Demetra scoprì l’inganno teso da Ade: avendo Persefone mangiato il chicco di melagrana nel regno dei morti, era costretta a farvi ritorno, ogni anno, per un lungo periodo.
Fu così che Demetra decretò che nei sei mesi in cui Persefone fosse stata nel regno dei morti, nel mondo sarebbe calato il freddo e la natura si sarebbe addormentata, dando origine all’autunno e all’inverno, mentre nei restanti sei mesi la terra sarebbe rifiorita, dando origine alla primavera e all’estate. Con questo mito i Greci spiegavano l’alternanza delle stagioni.

In epoca cristiana la melagrana divenne l’allegoria della Chiesa gremita dai molti fedeli, la ricchezza dei misteri divini e la Resurrezione. I pittori del Rinascimento ne rappresentavano il frutto nella mano di Gesù bambino per alludere alla “nuova vita” donata all’umanità.
La tradizione cristiana fa della melagrana un frutto del Paradiso, a volte identificata col pomo dell’Albero della scienza del bene e del male, trascinato sulla terra da Lucifero durante la sua caduta, unendo così divino e colpa. Si dice infatti che la melagrana fosse un tempo candida e nascesse sugli alberi che adornano il Paradiso. Quando avvenne la ribellione degli angeli, Lucifero afferrò uno di questi frutti che cadde con lui e per il fuoco che si accese nelle sue membra il frutto divenne di un rosso acceso. 

Nell’Inno omerico a Demetra, la già citata Persefone racconta alla madre di come ella fu sedotta dal fascino del frutto del melograno offertole da Ade, sacro ad Era (la fecondità) e ad Afrodite (l’amore). Il mito di Persefone in questa chiave di lettura diviene una specie di peccato originale pagano dove nel seme si annodano materia ed esoterismo, natura ed alti misteri del divino.
Nel Corano permane l’idea della melagrana come di un frutto sacro, è infatti una delle ricompense per chi raggiunge il Paradiso. 
Il melograno rappresenta infine l’energia vitale, dato che il suo colore rosso ricorda quello del sangue. I persiani a tal proposito lo consideravano il simbolo dell’invincibilità.

Molteplici sono le proprietà terapeutiche della melagrana, ricca di minerali, vitamina A, vitamina C e di antiossidanti, per i quali le viene riconosciuto un alto potere di contrastare i radicali liberi, i principali responsabili dell’invecchiamento. 
Il suo consumo migliora notevolmente la bellezza della pelle e protegge l’organismo grazie al suo alto contenuto di vitamine, in particolare la vitamina C. Alcune ricerche molto recenti hanno evidenziato come il potassio presente nel frutto svolga un’importante funzione depurativa, favorendo la diuresi e l’eliminazione di scorie e tossine da fegato e reni
La melagrana migliora le funzioni cardiache: l’acido ellagico presente nel frutto, contribuisce alla diminuzione del colesterolo HDL, dannoso per la nostra salute, con un miglioramento di tutte le funzioni cardiache. Infine aiuta nella menopausa grazie al selenio, al betacarotene e ad altri minerali, che contribuiscono a ridurre le vampate di calore e gli sbalzi di umore.

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