Un prato di stelle

Un prato di stelle

Testo di Elisa Belotti. Illustrazione di Adele Mori

Elio è sempre stato molto timido. Fin da piccolo si imbarazzava ogni volta in cui doveva interagire con gli amici, le amiche e in generale tutti coloro che gli volavano attorno. La sua timidezza era visibile su ogni millimetro del suo corpo. Sulle ali che vibrano emozionate nell’aria ogni volta che si alza in volo, abbandonando l’erba alta in cui preferiscono rifugiarsi le sua amiche. Sulle antenne che gli pendono dal capo e lo aiutano a orientarsi, tremando leggermente quando percepisce un’altra lucciola nei paraggi. E naturalmente sul suo addome bianco che si illumina.

Quando cala la notte, i compagni e le compagne di Elio escono allo scoperto e si mettono in bella mostra rischiarando le radure e i boschi. Elio invece riesce a produrre solo una luce fioca, che vacilla spesso e tende a spegnersi quando sa di essere osservato. Certo, è tipico dei maschi illuminare l’addome in modo più tenue. Le femmine riescono a mantenere una luce vivida anche per due ore. Eppure Elio si sente sempre un pesce fuor d’acqua con quella sua bioluminescenza – è così che si chiama – tanto flebile. Gli ricorda quando era una piccola larva. Anche loro si illuminano debolmente e lo fanno in questo modo per ben due anni!

In ogni caso la timidezza di Elio era ben visibile (o, di notte, invisibile) a metri di distanza. Eppure non era un punto di debolezza come aveva sempre pensato. Si dà il caso che, infatti, una calda sera di giugno, Elio stava volando in solitaria vicino al limitare del bosco. Lì accanto c’era una piccola radura che amava molto perché gli dava la possibilità di stare da solo, lontano dallo sguardo indiscreto delle altre lucciole e al riparo da momenti di imbarazzo.

Quella sera, però, scoprì con un pizzico di amarezza che il suo angolo preferito era popolato da alcune coppie di lucciole nel pieno della fase romantica. Il loro addome fluorescente brillava in modo così vivido che Elio sentì subito le sue ali tremare di timidezza e si avvicinò all’erba alta per nascondersi.

Accadde all’improvviso. Quando ci ripensa, il nostro protagonista non riesce a ricordare l’origine di quel brusco movimento che offuscò il chiarore delle altre lucciole. Elio si spaventò, strizzò gli occhi per osservare bene la scena e ciò che vide lo fece rabbrividire. Un’enorme mano umana racchiuse le lucciole in un vasetto di vetro. “Eccole!” sentì, “Ora avremo un po’ di luce per la nostra nottata in campeggio. Cerchiamone altre”. Elio si spense all’istante, mettendosi così al riparo. E poi pensò a come avvertire le sue compagne della minaccia incombente.

Volò con cautela a rasoterra e si diresse verso il centro del bosco, dove avrebbe incontrato le altre lucciole. Ci arrivò giusto in tempo, comunicò loro la minaccia e insieme decisero come agire. Quando sono sotto attacco producono una tossina in grado di stordire i predatori, ma gli esseri umani sono troppo grandi. Su di loro non avrebbe avuto alcun effetto.

Decisero quindi di spegnersi, di ridurre la propria luce il più possibile così da nascondersi per bene. L’idea venne proprio da Elio, che era un maestro nel mettere a tacere la sua fluorescenza a ogni occasione. Fu così che quando gli umani si avvicinarono, non trovarono nulla. E le poche lucciole in barattolo non erano in grado di soddisfare i loro bisogni, quindi decisero addirittura di liberarle. Per gli umani erano solo un peso, per le altre lucciole una conquista. E tutto grazie a Elio e alla sua forte timidezza.

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