Marco cavallo, un simbolo di libertà e autodeterminazione

Marco cavallo, un simbolo di libertà e autodeterminazione
Di Francesca Svanera

Una mattina era arrivato in visita, sul prato della direzione, un destriero blu di cartapesta, montato su ruote, lunghe zampe, alto quattro metri. “Marco” lo chiamavano; era il cavallo che un tempo trascinava il carretto con la biancheria da lavare, per tutti il simbolo della libertà conquistata
(Paolo Cendon)

Marco è un cavallo azzurro alto 4 metri. È nato nel 1973, e da allora ha galoppato (e galoppa ancora) per le città italiane liberando le persone dagli stigmi sociali legati ai disturbi mentali. Questa è la sua storia.

Sono venuta a sapere della sua esistenza da una bellissima canzone del gruppo musicale Bequadri, “Oltre qui”, ed ho amato subito il racconto di questo animale di cartapesta blu che attraverso il lavoro collettivo delle mani d’artisti ha preso la forma dei pensieri e delle idee delle persone internate nell’Ospedale Psichiatrico di Trieste.

Fino a qualche mese prima della creazione di Marco, nella struttura c’era un ronzino che trasportava la biancheria a cui tutt* l* pazienti si erano affezionat* e che consideravano un amico fedele. Il cavallo, ormai vecchio, faticava a compiere il proprio lavoro e i degenti soffrivano vedendo la fatica dell’animale.

Tutti desideravano fare qualche cosa per alleviare la sua sofferenza: il desiderio collettivo era quello di regalare a Marco una degna pensione per gli oneri da lui svolti. Fu il medico Franco Basaglia a suggerire a* pazienti di scrivere una lettera al Presidente della provincia di Trieste Michele Zanetti per chiedere di risparmiare l’animale la macellazione.

In molt* si unirono per redare la lettera, scritta in prima persona come se fosse lo stesso Marco a scriverla, che ottenne un’accoglienza favorevole. Per la prima volta l* ricoverat* si videro vist* ed ascoltat*, dopo essere stati privati per anni dei loro diritti civili venivano riconosciut* come esseri umani, e la loro richiesta fu accolta.

Questo migliorò molto le condizioni dei pazienti e fu così che Franco Basaglia all’epoca direttore dell’ospedale, insieme a Giuseppe Dell’AcquaDino BasagliaVittorio Basaglia e Giuliano Scabia, propose di costruire un opera che rappresentasse il cavallo.

L’opera fu realizzata ed ideata insieme a* degent*. Furono loro a scegliere il colore azzurro che rappresentava la gioia e la felicità, e all’interno della pancia del cavallo vollero inserire dei biglietti che raccontassero i loro sogni ed istanze, per essere poi portate per il mondo dall’animale.

Questa esperienza generò in alcun* pazienti una nuova voglia di vita; molt* di loro furono in grado di trovare nuovi equilibri perché finalmente si sentivano vist* ed accettat* dalla comunità.

L’opera fu portata in diverse città italiane contribuendo così a sdoganare i pregiudizi verso i disturbi mentali. Ancora ad oggi Marco rappresenta la liberazione delle anime rinchiuse in quei edifici una volta chiamati manicomi.

 

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