Il ritorno dell'elettroshock

Il ritorno dell'elettroshock

Non molte persone sanno che, nonostante pareri discordanti da parte dei medici, la pratica dell’elettroshock viene ancora utilizzata come terapia d’urto.

La terapia elettro convulsivante è stata inventata negli anni trenta a Roma, da Ugo Cerletti e Lucio Bini. Nell’immaginario collettivo non viene più praticata mentre invece in molti posti, tra cui l’Italia, è tornata in voga.

Negli anni ciò che sappiamo sulle conseguenze dell’elettroshock non è cambiato, e resta acceso nella comunità scientifica il dibattito tra chi è a favore di questa pratica e chi è completamente contrari*.
I sostenitori della terapia la descrivono come un’ottima alternativa ai farmaci per la depressione resistente che consente, dopo una iniziale amnesia, di ottenere benefici quasi immediati.

Rispetto al passato, quando l’elettroshock poteva causare danni fisici notevoli dati dalle convulsioni, oggi la terapia viene somministrata in anestesia generale e utilizzando farmaci anticonvulsivi.

In che cosa consiste oggi l’elettroshock? Generalmente vengono attuate più sedute, esattamente tra le 6-12, intervallate da una pausa di 24-48 ore.

Al paziente vengono applicati sulla testa degli elettrodi di metallo (viene utilizzato un gel che riduce la trasmissione elettrica al corpo per evitare ustioni), in generale sui due lati del cranio ma si può anche fare su uno solo, dopodiché viene rilascia una scossa di 0,9 Ampere con un voltaggio compreso tra i 250 e i 450 Volt.

Le perplessità di chi, nella comunità scientifica, non crede nella validità di questo trattamento riguarda proprio l’amnesia che può durare fino a 24 ore creando difficoltà di apprendimento a* pazienti.
Inoltre rimane il grande problema dell’efficacia, dal momento che non esistono prove scientifiche che l’elettroshock funzioni davvero, e nei casi in cui davvero si rivela efficace non si è ancora compreso in che modo questo avviene.

Quello che sappiamo per certo è che l’utilizzo indiscriminato di questa pratica nel passato abbia procurato danni irreversibili a molt* pazienti psichiatrici, e rimane una tecnica invasiva anche a livello psicologico.
Il dibattito scientifico è acceso e probabilmente andrà avanti ancora per un po’. Anche noi, come cittadin*, abbiamo il dovere di informarci e aggiornarci sulle scoperte scientifiche rispetto a questo tipo di terapia.

La salute mentale e i metodi che ci girano intorno riguardano tutt*!

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