L'Arte della Fuga

L'Arte della Fuga
Di Elena Esposto

La prima domanda che sorge spontanea accostandosi ai libri di Fredrik Sjöberg è: “Perché qualcuno vorrebbe leggere una cosa del genere?”, seguita subito da: “Perché mai qualcuno dovrebbe scrivere un libro del genere?”.
La titubanza iniziale è comprensibile ma totalmente superflua; infatti, già dopo dieci pagine si viene fatalmente invischiati in decine di storie irrilevanti quanto meravigliose ed esilaranti al punto da non riuscire a smettere di leggere.

Ne “L’arte della fuga” l’autore parte da una storia di cui la maggior parte di noi probabilmente non sospetterebbe neanche l’esistenza: quella di Gunnar Widfross, acquerellista svedese divenuto pittore ufficiale del Gran Canyon.

Sjöberg racconta tanti piccoli aneddoti sulla storia di qualunque cosa, come un puzzle che si costruisce attorno alla tessera centrale, che è la vita dell’artista. Storie pazzesche, che a nessuno verrebbe mai in mente di raccontare. Storie di gente normale che per caso o per ingegno si è ritrovata a far parte del disegno più grande della Storia, quella con la “s” maiuscola.

Lo stesso Widfross, che dopo tante peripezie divenne, per caso o per talento, pittore ufficiale del Gran Canyon e che ebbe modo di partecipare, seppur marginalmente, alla Rivoluzione di Ottobre mentre era in Russia per l’apprendistato. O la sorella di sua nonna che lavorò per la zecca di stato incidendo tutte le monete svedesi e finlandesi dell’epoca.

Il libro racconta anche storie pazzesche al limite dell’improbabile ma, proprio per questo, che lasciano il segno, come quella dell’invenzione del chewingum, nato dall’investimento azzardato di Thomas Adams, un produttore di copertoni che acquistò un’enorme partita di chicle (una gomma vegetale) da Antonio Lopez de Santa Anna.
Quest’ultimo utilizzò il denaro per finanziare l’ennesima rivoluzione fallimentare in Messico, ma anche ad Adams non andò molto meglio. Come scoprì ben presto il chicle era una gomma troppo morbida per costruirci copertoni, assolutamente non paragonabile al cauciù, sebbene questo fosse molto più caro.


Adams comunque non era il tipo da darsi per vinto e decise di utilizzare la materia prima a sua disposizione per iniziare a produrre gomme da masticare (fino a quel momento la gente mangiava resina o cose simili). L’industria ebbe un boom notevole, soprattutto dopo l’entrata in scena dell’ennesimo personaggio insospettabile: W. Wrigley Jr.

Suo padre era un venditore di sapone che aveva scoperto di riuscire ad aumentare le vendite dando in omaggio con ogni saponetta un pacchettino di lievito. Dal momento che il lievito andava a ruba cambiò prodotto, e iniziò a vendere lievito dando in omaggio un pacchetto di gomme da masticare, finché queste ultime non divennero talmente richieste da farne l’unico ambito di investimento.
Grazie alla trovata geniale del padre, Wrigley Jr. divenne uno delle persone più ricche degli Stati Uniti, complice anche Horace Fletcher, che in quel periodo decretò che masticare tanto portava a dimagrire. E dal momento che toglieva la fame e rilassava, le gomme da masticare entrarono a far parte della dotazione dei soldati americani in trincea durante la prima guerra mondiale. Il resto è Storia.

Naturalmente, in qualità di biologo e naturalista Sjöberg non poteva non raccontare la storia di Topsy, uno dei cammelli portati dall’Africa nell’Ottocento con l’intento di trasportare le carovane militari nei deserti del sud degli Stati Uniti. L’utilizzo di questi animali venne presto soppiantato dalla ferrovia, ma a Topsy venne comunque dedicato un monumento.
I suoi colleghi cammelli vennero abbandonati nella natura e l’ultimo esemplare selvatico fu catturato solo nel 1946.

Il vero pregio del libro di Sjöberg è che le persone di cui racconta, da Widfross a tutti gli altri bizzarri personaggi in qualche modo collegati a lui, furono persone assolutamente normali.

Come viene più volte sottolineato Widfross era un perdente, uno come tanti, che ha fatto errori, è fuggito, è caduto, si è rialzato ed è ripartito. Le storie raccolte nel libro potrebbero essere la storia di ciascuno di noi, con un pizzico di sfortuna ed un po’ di ingegno.

E non è importante che siano geniali o eclatanti, o che per forza abbiano una fine gloriosa o una morale inequivocabile. Come scrive lo stesso Sjöberg: “Le storie semplicemente cominciano. Raramente si sa dove, e quasi mai perché. Non ha nessuna importanza”.

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