La resistenza del Candomblé

La resistenza del Candomblé
Di Elena Esposto

Appena il mondo fu creato,
tutti gli Orixás vennero sulla Terra
e cominciarono a prendere decisioni e dividersi i compiti,
in conciliaboli ai quali potevano partecipare solo gli uomini.
Oxum non poteva accettare questa situazione.
Risentita a causa dell’esclusione si vendicò degli Orixás maschili.
Condannò tutte le donne alla sterilità,
così che qualsiasi iniziativa maschile
verso la fertilità era destinata a fallire.
Gli uomini andarono così a consultare Olodumare.
Erano molto preoccupati e non sapevano cosa fare
senza figli da crescere o eredi a cui lasciare i propri averi,
senza nuove braccia per creare nuove ricchezze e fare la guerra
e senza discendenti ai quali affidare la memoria.
Olodumare, nel frattempo, venne a sapere che Oxum era stata esclusa dalle riunioni.
Consigliò così gli Orixás di invitarla, assieme alle altre donne
poiché senza Oxum e il suo potere sulla fecondità
niente può continuare.
Gli Orixás seguirono il saggio consiglio di Olodumare
e così le loro iniziative tornarono ad avere successo.
Le donne ricominciarono a generare figli
e la vita sulla Terra tornò a prosperare.

Questo mito è il mio preferito tra quelli legati alla vita di Oxum, dea delle acque dolci e della fertilità, uno dei miei due Orixás de cabeça, secondo quanto mi è stato predetto da Mãe Meninazinha la sacerdotessadel terreiro di Candomblé Ilê Omolu Oxum.

Il Candomblé è una religione diasporica di origine africana portata nel continente americano dagli schiavi. È diffusissima in Brasile, in particolare nelle aree a maggioranza afrodiscendente come lo stato di Rio de Janeiro, Bahia e Maranhão, ma varianti di questo culto si trovano in molti dei paesi sudamericani, centro americani e caraibici che hanno visto un forte afflusso di uomini e donne dall’Africa all’epoca della tratta atlantica.
Gli schiavi portavano con sé tutto un bagaglio di credenze e tratti culturali molto eterogenei fra loro e anche il Candomblé si configura come una religione caratterizzata da una grande varietà interna. I seguaci si dividono in “nazioni” che si distinguono per la lingua dei canti rituali e le invocazioni, per il modo di suonare l’atabaque (il tamburo rituale) e per la mitologia legata ai vari Orixás, divinità legate agli elementi naturali.

Il Candomblé è la religione dell’armonia dell’essere umano con sé stesso, con gli altri, con la natura e con il cosmo. Gli Orixás sono profondamente divini, ma anche profondamente umani e la mitologia è piena delle loro liti, dei loro amori, delle loro sofferenze. Ciascuno di noi ha uno o più Orixás de cabeça, divinità guida che orientano e proteggono la vita dei propri figli che, per converso, assumono le caratteristiche caratteriali e archetipiche dei loro Orixás.

Durante l’epoca della schiavitù, i padroni e la Chiesa Cattolica cercarono in tutti i modi di prevenire e limitare l’espansione del Candomblé, forzando gli schiavi alla conversione al cristianesimo, ma gli Orixás e i loro seguaci avevano altri piani.
Il Candomblé sopravvisse per secoli grazie ad un’abilissima opera di camuffamento delle divinità dietro i santi. Ancora oggi gli Orixás e le loro feste sono spesso associati a ricorrenze cristiane, come nel caso di Iansã, divinità del vento associata a Santa Barbara e festeggiata a Salvador de Bahia il 4 dicembre, Oxum dea delle acque dolci e della fertilità il cui giorno è l’8 dicembre, festa dell’Immacolata concezione, o Ogum, dio della guerra associato a San Giorgio che uccide il drago.
Nascondere gli Orixás dietro i santi cristiani non solo consentì agli schiavi di poter portare avanti il loro culto indisturbati, ma gettò anche le radici di quel sincretismo religioso del quale il Brasile andava tanto fiero.

Un sincretismo messo in crisi giorno dopo giorno dall’ondata di intolleranza religiosa che ha invaso il Paese negli ultimi anni, in corrispondenza del ritorno dell’estrema destra e l’esplosione del razzismo e della demonizzazione delle culture africane, erroneamente associate ai rituali di magia nera.

Intendiamoci, non voglio dire che prima dell’arrivo di Bolsonaro la situazione socio-politica brasiliana fosse tutta rose e fiori. Il Brasile è un Paese grande quanto un continente, ha risentito di influssi culturali diversissimi nella storia e a partire dalla colonizzazione portoghese fino ad arrivare agli anni terribili della dittatura militare ha vissuto dei momenti bui di persecuzione e sterminio delle minoranze. Non basterebbe un’enciclopedia per rendere la sua complessità.
Tuttavia la presa del potere da parte di Bolsonaro ha visto una recrudescenza degli atteggiamenti brutali e discriminatori, che trovano nella retorica militaristica e violenta della politica la loro legittimazione.

I dati ci mostrano che solo nel primo semestre del 2019 le denunce di intolleranza contro credenti di religioni africane è aumentato del 56%. Sempre nello stesso anno si è calcolato che nel Distretto Federale di Brasilia gli adepti di Candomblé e Umbanda hanno subito il 59% degli attacchi su base religiosa, pur rappresentando solo lo 0,2% della popolazione.

Questi attacchi violenti contro le persone, le loro proprietà e i luoghi di culto sono ormai diffusi in tutto il paese, in particolare in quelle zone, come i sobborghi poveri e le favelas, che vivono sotto il controllo dei gruppi di narcotrafficanti, legati ormai a doppio filo con le chiese evangeliche tanto che gli studiosi sono arrivati a coniare il termine “narcopentecostale”.
Come riporta Bruno Meyerfeld: “In Brasile l’affermazione dei neopentecostali, molto presenti tra i più poveri, è stata incredibile. Fino a un terzo della popolazione si dichiara evangelica. L’alleanza tra religiosi e narcotrafficanti sembra naturale. […] Perseguitare i praticanti di religioni afrobrasiliane è anche un modo di assicurarsi il dominio su un quartiere. I trafficanti e i pastori allontanano qualunque autorità concorrente dal loro territorio.”

Le chiese neopentecostali hanno una grande influenza non solo negli strati sociali più bassi ma anche nel contesto politico e istituzionale. Sono la cosiddetta “lobby della Bibbia” ostile a tutte le credenze diverse da quelle cristiane, in primis le religioni africane associate a culti demoniaci e magia nera.
Questa pressione si fa sentire a tutti i livelli della società. L’affiliazione ad un terreiro di Candomblé o Umbanda può portare a discriminazioni sul luogo di lavoro e perfino alla perdita della custodia dei figli, come riporta un reportage del giornale Globo.
Oggi sempre più luoghi di culto sono costretti a chiudere i battenti a causa dell’ostracismo e della paura, tanto che si teme che il Candomblé possa soccombere sotto l’ennesimo attacco. Non mancano però le voci che si ergono contro questo tentativo di annientamento.

Nelle parole di Mãe Flávia Pinto, sacerdotessa, sociologa e attivista del movimento nero: “Questa religiosità ha rafforzato i popoli e nessuno ce la può togliere. Ci hanno picchiatƏ, stupratƏ, uccisƏ, ma non ci hanno strappato la nostra fede.”

Sono passati quasi cinquecento anni da quando i primi schiavi africani arrivarono sulle coste del Brasile con il loro bagaglio di cultura e religione. Cinquecento anni nei quali i seguaci del Candomblé hanno dovuto combattere e resistere per mantenere viva la loro fede. Sono passati cinquecento anni, e la resistenza continua.

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