La salute sessuale è per tutt*. Intervista a Majid Capovani

La salute sessuale è per tutt*. Intervista a Majid Capovani
Di Francesca Svanera

Questa è la mia prima intervista per il progetto “Le donne della porta accanto”. Ho pensato davvero molto a chi coinvolgere in questa nuova avventura e alla fine ho scelto di intervistare una persona che stimo per il suo grande lavoro di sensibilizzazione, lo scrittore e attivista ideatore del movimento Me Too Queer: Majid Capovani.
Oggi con lui vorrei ripercorrere la sua storia e il suo lavoro trattando alcuni argomenti caldi che poch* in Italia oltre a lui si prendono la responsabilità di maneggiare. Partirò da una domanda semplice.

Majid, perché hai deciso di diventare un attivista? Com’è cominciata la tua esperienza? Quali sono stati gli stimoli per cominciare questo percorso?

La mia esperiana d’attivista è cominciata nel gennaio del 2019. Tendo a farla coincidere con la mia partecipazione al congresso nazionale degli Organismi di Parità Universitari che quell’anno affrontava il tema delle discriminazioni negli atenei legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. In particolare, il mio intervento riguardava la carriera alias (l’assegnazione di un’identità diversa da quella anagrafica, molto utile alle persone trans negli ambienti di studio e lavorativi, ndr) e ho anche preso parte al gruppo che ha redatto il nuovo regolamento basato sull’autodeterminazione che è stato adottato già da alcuni atenei – una cosa di cui vado particolarmente orgoglioso.

Ho cominciato a fare attivismo principalmente nell’ambito LGBTQIA+, che rimane il mio tema principale. Il mio coming out come persona transgender non era stato preso bene dai miei genitori. Mi hanno fatto vivere un periodo molto difficile, in cui ho sofferto di una forma piuttosto grave di depressione. Non volevo che altre giovani persone trans si sentissero così sole e abbandonate a se stesse come mi sono sentito io. Questo è stato ciò che mi ha spinto a mettermi in campo.

Da alcuni anni a questa parte, poi, ho cominciato a fare sensibilizzazione anche sul tema delle relazioni tossiche nelle coppie (o polecole) LGBTQIA+, lanciando l’hashtag #metooqueer. Tutto è cominciato da una mia esperienza che mi ha lasciato molto segnato.

Quando hai cominciato a scrivere sul tuo profilo cosa volevi comunicare alle persone?

Volevo dare alle giovani persone trans un’informazione e una narrazione corrette e non patologizzanti sulle nostre identità e i nostri percorsi. Attraverso la mia esperienza volevo riuscire a dare anche un po’ di speranza, soprattutto a coloro che non avevano la fortuna di avere una famiglia supportiva.

Per quanto riguarda il tema delle relazioni tossiche, volevo portare alla luce ciò che purtroppo accade spesso anche nella nostra comunità, ma che viene costantemente taciuto. Volevo sensibilizzare sulle dinamiche di tali relazioni e sul tema del consenso, essendoci nella mia storia anche delle violenze sessuali.

Come tu ben sai il tuo profilo mi piace molto ed ho trovato parecchi spunti di riflessione. Ad esempio, mi aveva colpito molto  il tuo post “Vulvodinia, quando a soffrirne è una persona transgender”: ti va di raccontarci di che si tratta e perché è importante parlarne?

Certo. La vulvodinia è una patologia cronica che causa dolore (che può essere spontaneo o provocato) nella zona vulvare, diventando spesso anche invalidante. Ne soffre 1 persona di genere femminile assegnato alla nascita su 7 e all’inizio di quest’anno è stata diagnosticata anche a me, assieme all’endometriosi (per quest’ultima nel mio caso parliamo di undici anni di ritardo diagnostico!).

È fondamentale parlarne, per più ragioni: da una parte perché il sistema sanitario nazionale non la riconosce come patologia cronica invalidante e ciò significa che tutti i medicinali e le visite sono completamente a carico de* pazienti, dall’altra perché l* stess* medic* spesso conoscono poco o per nulla questa patologia, che però è molto diffusa.

Nel caso delle persone trans si incontrano delle difficoltà aggiuntive che rendono ancora più difficile ottenere una diagnosi: il personale medico-sanitario è totalmente impreparato ad avere a che fare con persone trans, sia dal punto di vista umano che da quello fisico. Per questo tante, troppe, persone trans evitano direttamente di fare visite e controlli.

Un altro post che mi ha fatta innamorare del tuo profilo è “I ragazzi trans hanno bisogno di ginecolog* preparat*”. Perché questo è importante e soprattutto cosa bisognerebbe fare perché le cose cambino?

Perché l’attuale impreparazione fondamentalmente finisce per negarci il diritto di accesso alla salute. I nostri corpi non vengono studiati né tenuti in considerazione, e spesso l* medic* non sanno come comportarsi, anche quando si tratta di suggerirci delle cure adeguate. Spesso poi capita di avere a che fare con persone che hanno parecchi pregiudizi su di noi e questo sfocia inevitabilmente in discriminazioni e micro e macro-aggressioni.

Per far sì che le cose cambino occorre prima di tutto inserire a livello nazionale dei moduli sulle persone trans nei corsi di medicina, organizzare corsi di formazione per il personale medico-sanitario di ogni livello e far sì che cambi la narrazione, in modo che le nostre vite e i nostri bisogni non siano più invisibili.

Grazie per la tua disponibilità. Vorrei lasciarti lo spazio che ti serve perché ti senta libero di dire ciò che pensi di non aver ancora detto, sempre se tu ne senta il bisogno ed abbia voglia di aggiungere qualche cosa.

Vorrei fare solo un piccolo sulla questione vulvodinia (e non solo): impariamo a non descriverla e non parlarne solo come “malattia delle donne” o “patologia femminile”, perché questa narrazione finisce inevitabilmente per escludere le persone trans e non binarie. Il linguaggio è più importante di quanto si pensi, esso descrive e plasma la realtà che ci circonda e di conseguenza il nostro immaginario. Se non nomini una cosa o un problema, quella cosa non esiste. Finché continueremo a cancellare le persone trans dalle nostre narrazioni, difficilmente si otterranno prese di coscienza e cambiamenti. Prendiamone atto.

 

Credo che quello che fa Majid Capovani sia un servizio di valore inestimabile per la società. Come cittadina del mondo conscia del proprio privilegio continuerò a informarmi sempre di più su queste tematiche e a utilizzare un linguaggio inclusivo che faccia sentire tutt* a proprio agio. In fondo bastano piccole modifiche ai nostri atteggiamenti giornalieri per mettere in moto il cambiamento.

 

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