Rivoluzioniamo il mondo con atti di meraviglia

Rivoluzioniamo il mondo con atti di meraviglia
Di Giulia Farina

Con amore e rabbia

Così si firmano, nelle loro mail, l* attivist* di Extinction Rebellion.
Due emozioni agli antipodi, che però coabitano nell’animo di tante persone che condividono preoccupazione, ansia, sconforto, ma anche energia per combattere e amore per un Pianeta sull’orlo della distruzione.

Come fare per risvegliare le coscienze?
Come farsi ascoltare da coloro che chiudono gli occhi e, diciamocelo, spengono anche il cervello?

Nel mio percorso di attivista ho incontrato innumerevoli persone che mi hanno ispirata, una di queste è Alessia, in arte @Alterales, illustratrice e attivista ambientale.

Ci siamo conosciute per motivi lavorativi, ma (quasi) fin da subito ho sentito il forte desiderio di renderla protagonista di uno degli articoli de Le Donne della Porta Accanto.

Come mai?
Perché è l’emblema di chi secondo me è l’attivista: una persona curiosa, appassionata, competente, animata dalla volontà di operare un cambiamento concreto. E soprattutto, rivolta con tutta se stessa a trasformare il mondo attraverso atti creativi.
Dal nostro ultimo incontro nasce dunque quanto stai leggendo.

Newsletter, riviste, libri, saggi, ma anche film, serie tv, servizi, documentari.
A dominare un linguaggio apocalittico, che attinge il proprio lessico dal campo semantico della guerra.
Distruggere
Lottare.
Combattere.
Fine.
Queste alcune delle parole più ricorrenti.

Per farsi ascoltare e spingere la politica e la società civile a prestare attenzione bisogna spesso essere disruptive e interrompere il quotidiano fluire delle giornate.
Pensiamo a quando, nel 2018, Greta Thunberg ha iniziato a scioperare da sola davanti al Parlamento svedese. Una goccia che si è poi tramutata nel movimento Fridays for Future.

Da quel momento, sebbene i miglioramenti siano lenti e ancora insufficienti, il clima è stato messo tra le priorità internazionali.
Ed è proprio a partire da queste riflessioni che mi sono spesso trovata a chiedermi quale potesse essere il modo migliore per comunicare l’urgenza di un cambiamento.
Ad esempio: quanto un lessico apocalittico suscita l’azione? E quanto invece scatena il panico?

Per rispondere compiutamente si rende necessario uscire da se stessi, dalla propria bolla di opinioni e convincimenti.
Occorre entrare nella mente di coloro che non ragionano come noi, che nutrono indifferenza o che non hanno le risorse per rendersi conto di una problematica.
E dunque, qual è la modalità più efficace di trasmettere il disastro ambientale in atto?

Ferdinando Cotugno scrive: “Il punto non è se la crisi climatica sia la fine del mondo oppure solo la fine di un mondo, o solo la fine di noi, il punto è che diversi messaggi funzionano per diversi gruppi di persone, e per affrontare un guaio così grande e sistemico servono tutti i gruppi di persone, non solo chi risponde meglio ai messaggi più negativi”.

Non esiste dunque una ricetta magica per fare politica sulla crisi climatica.
Ogni attivista vaglia una strada e la testa.
Alessia, ad esempio, ha scelto di donare “occasioni di meraviglia” attraverso i suoi disegni.
L’arte è infatti un linguaggio universale, è in grado di raggiungere chiunque, di abbattere le barriere. Raccontando una storia si riesce a entrare in sintonia con chi legge e farl* reagire.

L’attivismo di Alessia è pertanto accessibile. Un termine fondamentale nella lotta per il clima, una caratteristica essenziale per risvegliare il potere catalizzatore d* attivist*.

Protagonista dei suoi racconti è una alter-ego, Alterales appunto, che con ironia, conoscenza e anche un bel po’ di cazzimma ci conduce per mano nello scoprire i principali temi ambientali (e non solo).
Nelle sue avventure troveremo spazio per ridere, imparare e riconoscerci più consapevoli di quanto accade intorno a noi.

Ciò che Alessia riesce a trasmettere attraverso le sue creazioni è la necessità di riappropriarsi di un desiderio di cura verso la nostra realtà.

Noi ci siamo ritrovati con un Pianeta rotto, le cui crepe rimarranno, ma se in quelle crepe trovassimo il fatto che siamo liberi di poterlo ricostruire con una nuova forma, la migliore, allora abbiamo una sfida. L’immagine che mi viene alla mente è la tecnica giapponese del Kintsugi, con la quale si ricompongono i frammenti di un oggetto attraverso foglie d’oro e d’argento.

Quale chiave migliore per riuscire a comunicare l’opportunità che abbiamo di donare alla Terra una veste del tutto nuova, ideale per ogni essere vivente?

Ma quali sono le nostre foglie d’oro? La cura e la solidarietà.
Ed è proprio qui che si annida il primo ostacolo, la solitudine che impera tra noi, sollecitata da una società che si concentra sull’individuo a scapito della collettività.

Il problema più grave di tutti è che siamo soli. La società punta sull’individuo, anche perchè è molto più facile gestire una persona da sola piuttosto che un gruppo che si unisce e porta avanti delle idee forti, tanto da poter cambiare le cose.

Stare insieme, però, “ti dà una voglia di vivere pazzesca” testimonia Alessia.
Occorre pertanto impegnarsi per creare occasioni di incontro, in grado di riunire esperienze variegate e sentire comuni.
Inoltre, sentiamo entrambe di aggiungere, è necessario rivolgersi nuovamente alle piccole cose: l’edera che si arrampica su una casa, la lucertola che si gode i raggi del Sole, un’albicocca matura che sporge da un ramo.

Reimpariamo a provare meraviglia e a donarla a* altr*.