La strada che non abbiamo fatto.

La strada che non abbiamo fatto.

Ovvero come il caldo di mezza estate rende evidente ciò che prima non lo era

Di Carla Pinna

Succede che in un tardo pomeriggio di mezza estate ci si conceda di oziare davanti alla televisione (che, si sa, obnubila l’attività delle sinapsi, ma a volte è utile) e che ci si ritrovi a guardare con curiosità alcune puntate del telefilm anni ’60 “Vita da strega” in originale “Bewitched”.

Il filo conduttore è una strega che, innamoratasi di un umano, decide di sposarlo nonostante il parere contrario di tutta la sua famiglia di streghe, maghi e stregoni.

Succede che seguendo per la prima volta con attenzione i fatti narrati si scoprano tutta una serie di elementi molto interessanti, rivelatori dell’idea di donna che aveva lo sceneggiatore Sol Saks e l’ America degli anni ’60 pre-femminismo.

Quanto trasgressiva, irridente e giocosa è la schiera di maghi (precursori di una concezione che si potrebbe riassumere in “diverso è bello”) tanto noiosa, perbenino e insopportabile è la vita che Samantha – la strega rinnegata – accetta di vivere.

Non contraddice mai il marito e, se lo fa, deve inventarsi una qualche astuzia che dia l’impressione allo stesso di avere comunque ragione. Tale marito – che senza le trovate della moglie sarebbe un pubblicitario di mezza tacca –  non perde l’occasione per affermare di essere il capofamiglia, il proprietario della casa e quello che guadagna i soldi. Poco importa se a a risolvere gli impicci in cui l’imbranato presuntuoso si imbatte, dal punto di vista lavorativo ed esistenziale, arriva sempre la strega Samantha.

Intelligente e “magica”, grazie ad un’incantesimo o alla capacità di agire su piani diversi, risolve i problemi della vita dell’imbelle ricevendo come ringraziamento un generico “se non ci fossi tu…”

E  quando, in un momento di riconoscimento profondo delle qualità della moglie, le regala un bracciale di brillanti, la poverina, ormai completamente assoggetta al ruolo della “mogliettina giovane e carina tale e quale come te…e anche un po’ scema” rifiuta il regalo perchè non se lo merita! Ha agito grazie alla magia e non alle sue capacità e quindi meglio preparare la cena come fanno gli umani piuttosto che risparmiare tempo allestendo, con un semplice movimento del naso, un sontuoso banchetto.

Nel febbraio del 1964, la femminista Betty Friedan scrisse un saggio in due parti “Television and the Feminine Mystique”, in cui criticava il modo in cui le donne venivano ritratte in televisione. “Stupidaggini di casalinghe stupide, poco attraenti e insicure. Il loro tempo diviso tra sognare l’amore e tramare vendetta sui loro mariti” ed Endora, la madre di Samantha, usa parole simili alla Friedan per criticare la noiosa faticosa vita di famiglia.

Succede anche che, nelle ultime elezioni amministrative, l’elettorato femminile all’estero – se maritate -, abbia ricevuto la scheda elettorale con l’indicazione del cognome da sposata. Ulteriore scivolone sciovinista di questo governo che non si ricorda neppure che nella carta identità non vi è più l’obbligo di dichiarare il proprio stato civile.

“Vita da strega” è degli anni ’60. Le elezioni amministrative si sono tenute il 26 maggio 2019.

Nel mezzo ci sono stati 50 anni di lotte delle donne.

Quanta e quale strada si è fatta per ritrovarsi nuovamente oppresse e discriminate, come in un gioco dell’oca, senza passare dal via?

“Vita da strega” nel raccontare un mondo a misura d’uomo conteneva in sé la speranza di ribellione e liberazione delle donne.

Le regole di queste elezioni amministrative sono uno, fra i tanti passi, che tenta di ricacciare indietro le conquiste delle donne.

Per far sì che questo non accada usciamo dal torpore del caldo di mezza estate, facciamoci una bella doccia fredda, arricciamo il naso come la strega Samantha e facciamo una magia!

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