I monologhi della vagina

La recensione di Elisa Belotti
Titolo


I monologhi della vagina

Autrice


Eve Ensler

Editore


Il Saggiatore

Recensione

Non tutte le donne hanno una vagina e non tutte le persone che hanno una vagina sono donne. Ensler, però, per scrivere I monologhi ha scelto di parlare con più di duecento donne. Giovani, anziane, lesbiche, etero, trans, nere, bianche, ispaniche, native americane, asiatiche, ebree. Più di duecento donne le hanno raccontato la propria storia, una storia fatta di vergogna, violenza, ma anche di sorellanza e speranza. I monologhi raccontano le vicende comuni di donne diverse ed Ensler sceglie di partire proprio dai loro corpi e da quella parte che non viene mai nominata. Portare alla luce il termine “vagina” significa allora riscoprire tutte quelle storie che esistevano solo nella mente di chi le ha vissute e che finalmente trovano un luogo in cui esprimersi.

Perché leggerlo

Woodson nella prefazione scrive: «Leggendoli, mi sono resa conto che quello che era mancato nella vita di molte di noi era stata la conversazione e la celebrazione – la spudorata celebrazione delle vagine e del ciclo mestruale, dei seni, dei culi e delle cosce». I monologhi ricordano che anche la propria storia conta, anche il proprio corpo conta e possono essere onorati e raccontati.

A chi lo consigliamo

A tutte le persone, con e senza vagina. Le prime potrebbero riconoscersi in alcune di queste storie e trovare la voce per raccontare e raccontarsi la propria. Le seconde potrebbero comprendere meglio ciò che per chi ha la vagina è pane quotidiano.

Cosa ci può insegnare

I monologhi mostrano quanto è potente il racconto quando parte dai corpi. La loro prima rappresentazione risale al 1996 e ha prodotto un effetto domino. Sempre più donne hanno narrato a Ensler la propria esperienza. La partecipazione è stata così forte che ogni anno I monologhi si sono ampliati e sono stati messi in scena in tutto il mondo. Questo libro insegna che le donne possono parlare ed essere viste.

Tre frasi significative

«Fa paura pronunciare questa parola. “Vagina”. All’inizio hai l’impressione di sfondare un muro invisibile. “Vagina”. Ti senti in colpa, a disagio, come se qualcuno stesse per colpirti. Poi, dopo che l’hai detta per la centesima o la millesima volta, ti viene in mente che è la tua parola, il tuo corpo, la tua parte più essenziale».

«Il cuore è capace di sacrificio. E così la vagina. Il cuore è capace di perdonare e riparare. Può cambiare forma per farci entrare. Può allargarsi per farci uscire. E così la vagina. Può soffrire per noi e tendersi per noi, morire per noi e sanguinare e sanguinolenti immetterci in questo difficile mondo. E così la vagina».

«Ne ho abbastanza di tutti questi anni di averne abbastanza dello stupro. E di pensare allo stupro ogni giorno della mia vita da quando ho cinque anni e di ammalarmi di stupro, e di deprimermi per lo stupro e di essere furibonda per lo stupro».