La vita degli oggetti

La vita degli oggetti
Di Priya Brignoli

“È solo un oggetto, lo acquisto, tanto poi lo getto quando mi sarò stancata…” Quante volte ci capita di pensarlo? La vita degli oggetti è fin troppo fugace.

Spesso capita di assumere un atteggiamento di tipo consumistico, senza riflettere: acquistare una maglietta, una gonna o un abito, perché in quella stagione va di moda e poi, senza troppe remore, lo stesso oggetto viene gettato.
Un po’ come quello che accade tra le persone: un legame diviene vetusto, impegnativo e stancante, quindi “meglio dimenticarsene”; capita per i rapporti amorosi, o per a quelli amicali, che sono spesso, come si suol dire, all’acqua di rose.
In un mondo frettoloso e superficiale non c’è spazio per la coltivazione reale dei rapporti, non c’è tempo. Vogliamo tutto e lo vogliamo adesso. Senza sforzi. Senza problemi. Senza intoppi.

La società del consumismo, maggiormente improntata al meccanismo dell’avere, ci vuole così: banali, manipolabili, falsamente potenti e… oltremodo prepotenti.

In questa società, pare che ogni rito di passaggio nella vita dell’essere umano, ogni evento importante, anche di stampo religioso, e ogni festeggiamento, debbano essere accompagnati, per essere degni di nota, da una buona dose di spreco di risorse economiche.

Con la nascita di mio figlio ne ho avuta l’ulteriore conferma: il mercato propone una vastissima gamma di articoli, spacciati per universalmente indispensabili (dai prezzi talvolta esorbitanti) e che in futuro però si potrebbero rivelare assolutamente inutili per alcune famiglie.

Il mercato tende a volerci omologati, proprio come i pezzi di un’automobile, e lobotomizzati.
Non dimentichiamoci mai che ogni individuo è a sé, ogni famiglia è a sé, e ogni bimbo è a sé.
Ciascuno ha proprie esigenze, esigenze uniche che vanno scoperte e assecondate.
Dovremmo ragionare con la nostra testa, invece che farci convincere da una commessa, che peraltro sta svolgendo perfettamente il suo lavoro.

Mi è capitato di assistere a conversazioni tra cliente-commessa in alcuni negozi per bambini: “Questo prodotto, per il neonato, è assolutamento indispensabile”.

Sarà vero che è indispensabile come dice? Sarà vero che tutti i bambini stanno comodi nel sacco nanna? Sarà vero che tutti i bambini vogliono il ciuccio? Sarà vero che tutti i bambini hanno bisogno del box, della palestrina e della sdraietta? Sarà vero che quando battezzerò mio figlio dovrò spendere un occhio della testa per acquistare un abitino che indosserà soltanto una volta nella sua vita? In occasione della cerimonia?
Domande che affollano la mente.

Da neomamma, inesperta, mi sono lasciata guidare da una cara amica, diventata mamma due anni fa.
Durante la gravidanza mi ha consigliato di leggere un libro dal titolo “Bebé a costo zero”, e mi si è aperto un mondo: il mondo della non indispensabilità di molti prodotti, alcuni dei quali inutili e costosi. Un libro scritto con sincerità e sapiente ironia, opera di Giorgia Cozza.

L’unica cosa di cui ha veramente bisogno un neonato è: la sua mamma (e i pannolini)!

Dovremmo valutare bene, prima di acquistare, interrogare noi stessi: “questo prodotto mi serve? È un reale bisogno quello che sento? O è un bisogno momentaneo e costruito grazie alla martellante pubblicità?”.

I giochi li possiamo costruire, e, comunque, è possibile chiederli in prestito o acquistarne di seconda mano.
Il mondo del consumismo fa leva sulla mancanza di praticità e soprattutto sulla mancanza di informazione per prendere i nostri soldi. Poco prima di diventare mamma ho scoperto che la collaborazione e la solidarietà esistono, basta cercarle nei posti giusti, così come esistono tante mamme che di vestiti per neonati, fasciatoio e cuscino allattamento non se ne fanno più nulla.

Esiste un gruppo bellissimo, su facebook, gestito da mamme, che si chiama “GAES mamme Bergamo – Gruppo d’acquisto etico e sostenibile” e il gruppo gemello “Il mercato del riuso di GAES mamme Bergamo”.

Anche la pagina “Mommytips”, su instagram, gestita da un’ex compagna di corso di accompagnamento alla nascita, diventata un’amica, è molto utile per condividere le proprie esperienze, seguire dirette, richiedere consigli o semplicemente avere un sostegno emotivo nel delicato momento della gravidanza e del puerperio.
Ho avuto la fortuna di spendere davvero poco, tutelando sia le mie tasche sia l’ambiente: tanti prodotti si possono chiedere in prestito, altre cose le ho comprate di seconda mano, altre ancora mi son state regalate!

È stato bello scoprire che insieme si può allungare la vita degli oggetti ed è stato bello scoprire che la generosità e la collaborazione delle persone.

Inoltre, mi ha fatto molto piacere, ricevere la notizia che una cara amica è ora in attesa e mi ha chiesto se posso darle in prestito i vestitini per il suo bimbo.
Ovviamente la mia risposta è stata “Certo!”. In questo modo allungherò la vita di questi oggetti!

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