"Senza un passato con cui confrontarsi non si ha un futuro". In ricordo di Lidia Menapace

"Senza un passato con cui confrontarsi non si ha un futuro". In ricordo di Lidia Menapace
Di Rosanna Nossa

Con Lidia Menapace abbiamo perso, in questi giorni, una tra le più importanti voci italiane della Resistenza e del Femminismo, due termini coniugati all’unisono nella sua vita e fortemente intrecciati fra loro.

La Menapace ha scritto molti libri e saggi, alla cui lettura occorre rimandare per comprendere appieno gli avvenimenti fondamentali della storia sociale e politica di quest’ultimo secolo, ma quello che voglio soprattutto ricordare di lei oggi è il suo credere nel valore della testimonianza diretta, dell’esserci di persona, con la propria presenza fisica, che spesso è andata oltre la parola scritta.

Per questo ha girato instancabile per tutta l’Italia, raggiungendo anche il posto più impervio in cui veniva chiamata: per confrontarsi guardandosi negli occhi, per scambiare gesti ed impressioni, per esserci insomma.
E per questo accettò anche l’invito mio e della mia maestra.

Ai tempi (eravamo alla fine degli anni ‘80) ero impegnata nell’organizzazione di iniziative culturali nel mio piccolo comune in provincia di Bergamo. Si trattava, quella volta, di organizzare un evento per l’8 marzo. Interlocutrice privilegiata in quell’occasione fu la mia maestra Giulia.
In realtà era stata mia insegnante solo in quinta elementare ma era stata così determinante e incisiva nella mia formazione da diventare ‘la’ maestra.

Del resto per tutti nel paese era ed è tuttora ‘la maestra Giulia’, orgogliosa di essere figlia di un partigiano, studiosa di storia e di letteratura, appassionata di scuola, politicamente impegnata nel partito comunista. Quando ci confrontammo su chi avremmo potuto invitare per il nostro evento dell’8 marzo lei non ebbe dubbi: Lidia Menapace, sentenziò.
Obiettai subito che una persona di tale levatura non si sarebbe scomodata a venire da noi…Chissà quante proposte molto più interessanti della nostra avrebbe ricevuto per quel giorno. E poi ancora: quale pubblico avremmo potuto riservarle, se non il solito sparuto gruppo di donne che si ritrovavano per l’occasione?


Ma non avevo fatto i conti con la determinazione di Giulia, e neppure con la sorprendente disponibilità di Lidia Menapace. Spiriti affini, le due.

La Menapace venne e con la spontaneità che le era caratteristica, mostrandosi perfettamente a suo agio in quel contesto semplice ma accogliente che le avevamo costruito attorno, parlò a lungo di sé e delle sue battaglie: personali, civili, politiche, sempre mantenendo uno sguardo mobile, vivace, attento a intercettare le domande e le sollecitazioni che quel piccolo pubblico di donne, ormai non più intimorito, poneva.
Sapere in questi giorni della sua scomparsa mi ha riportato, d’un balzo, a quella sera di quasi primavera in cui ho avuto l’onore di incontrarla. E non avevo dovuto raggiungerla, inseguirla. Era venuta lei da me. 

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