Ragazza, donna, altro

Ragazza, donna, altro
La recensione di Sofia Brizio
Titolo


Ragazza, donna, altro

Autrice


Bernardine Evaristo

Editore


Sur

Recensione

 L’ottavo romanzo di Bernardine Evaristo è un complicato intreccio di 12 storie di donne inglesi principalmente di colore, che si trovano a dover fare i conti con questioni complesse di politica, razzismo, omofobia, femminismo e identità. Sebbene le storie si accavallino e attraversino diversi decenni, in tutto il libro aleggia la minaccia del populismo dilagante che vede il partito conservatore al potere e la Brexit imminente. 

Le 12 donne di Ragazza, Donna, Altro hanno tutte le proprie debolezze e sono tutte squisitamente umane e imperfette. Le lettrici in particolare si sentiranno abbracciate e rassicurate dal modo in cui la Evaristo parla di dubbi, sessualità, femminilità, ma anche dell’uscire dai canoni di genere, in maniera schietta e semplice da comprendere. Allo stesso tempo però, il senso di straniamento di chi legge è inevitabile quando si parla di privilegio e di come esso possa assumere diverse caratteristiche a seconda dei contesti, cosa di cui è spesso difficile rendersi conto. Lo straniamento sorge quando ci si rende conto della vaghezza delle definizioni di cosa è privilegio e cosa è emarginazione, come nel caso del personaggio di Nenet, che sa cos’è la discriminazione razziale in quanto donna di colore, ma allo stesso tempo abita in una villa da milioni di sterline e non vede cosa ci sia di sbagliato nel pagare qualcuno per farsi dare le risposte degli esami a scuola. Oppure, all’opposto, Courtney, che in quanto bianca è visibilmente privilegiata rispetto alle sue amiche di colore, ma viene da una famiglia di contadini. 

Ragazza, Donna, Altro, parla della fatica di essere donna, lesbica, non binaria, con famiglia queer. Parla dell’uscire dagli schemi che la società ci impone ma anche degli errori che facciamo mentre ci sforziamo di uscirne, perché in fondo siamo tutti e tutte umani e umane. È una storia di dolore ma anche di gioia profonda, amicizia e amore. Il mondo descritto dalla Evaristo è senza filtri e forse risulterà alieno a molti, ma proprio per questo merita di essere attentamente considerato e adeguatamente celebrato. 

Perché leggerlo

È un libro che fa pensare e, talvolta, mette a disagio. Spesso e volentieri solleva argomenti di cui tutti abbiamo parlato tra amici almeno una volta, ma lo fa in un modo che non può lasciarci indifferenti alla natura intrinsecamente politica dell’esistenza umana. Bernardine Evaristo analizza la complessità dell’imparare a vivere evidenziando ciò che nei media non viene mostrato e che forse non vogliamo vedere, come ad esempio la relazione abusiva tra due lesbiche, Amma e Nzinga.
È da leggere perché insegna l’empatia e svela l’umanità sotto una luce insolita.

A chi lo consigliamo

A chiunque voglia mettere in discussione se stess* e le proprie convinzioni. È il libro ideale per rendersi conto che a volte viviamo in una bolla di ciò che ci piace leggere e sentirci dire, e non siamo per nulla abituati a essere contraddetti. 

Cosa ci può insegnare

Che niente nella vita è bianco o nero, che anche ciò in cui più crediamo può portarci sulla strada sbagliata, e che l’essere ‘altro’, l’essere esclus* e sentirci ai margini del nostro piccolo mondo di cui pensiamo di avere pieno controllo accade più spesso di quanto siamo consapevoli. 

Tre frasi significative

 “[Amma] le ha ascoltate discutere di cosa voleva dire essere una donna nera, di cosa voleva dire essere femminista quando le organizzazioni femministe bianche le facevano sentire sgradite, di che effetto faceva sentirsi chiamare negre, o essere picchiate da delinquenti razzisti, di che effetto faceva quando i bianchi aprivano la porta o cedevano il posto sui mezzi alle donne bianche (il che era sessista) ma non a loro (il che era razzista). Amma si immedesimava in quelle esperienze, ha cominciato a unirsi al coro di: è vero sorella, ci siamo passate tutte sorella. Le è sembrato di trovare riparo dal freddo”. 

“E la figlia che hai educato a essere femminista, di questi tempi neanche si definisce tale. Il femminismo è una roba da pecoroni, le ha detto Yazz, in tutta sincerità, anche essere donna è una cosa superata, all’università è venuto a parlare un attivista non-binary che si chiama Morgan Malenga e mi ha veramente aperto gli occhi, secondo me in futuro saremo tutti non-binary, né maschi né femmine, tanto i ruoli di genere sono solo performance, e questo significa che le tue battaglie politiche per le donne, mami, diventeranno superflue, ah, e fra l’altro io mi definirei umanista, che è un concetto molto più alto del femminismo, hai presente di che parlo?”. 

“Roxane Gay ci ha messo in guardia contro il rischio di imbarcarci nelle olimpiadi del privilegio, e in Bad Feminist ha scritto che il privilegio è relativo e dipende dal contesto e io sono d’accordo, altrimenti dove ci fermiamo? Obama è meno privilegiato di un ragazzino bianco di provincia che cresce in una roulotte con una madre single tossica e un padre che è un avanzo di galera? Una persona con una disabilità grave è più privilegiata di un richiedente asilo che ha subito torture? Roxane dice che dobbiamo trovare un modo nuovo di parlare di disuguaglianza”. 

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