Muri della gentilezza e nuovi spazi abitativi, la Milano di cui è bello parlare

Muri della gentilezza e nuovi spazi abitativi, la Milano di cui è bello parlare
Di Alessia Casteni

Eccoci alla terza puntata della rubrica Che Buona Notizia! Con l’arrivo della stagione fredda non posso fare a meno di pensare alle difficoltà delle persone senza fissa dimora. Negli ultimi anni per fortuna abbiamo assistito a diverse iniziative solidali importanti come i muri della gentilezza, che hanno iniziato a comparire in sempre più città per offrire cappotti e sciarpe a chi non li possiede. Oggi vi parlo di un’ altra idea ammirevole, finalmente diventata realtà a Milano: l’apertura di una casa rifugio che accoglie i senzatetto con i loro animali.
La ricerca di un posto in cui dormire per i senzatetto non è mai semplice e peggiora nella stagione fredda e spesso una difficoltà ulteriore è quella di avere al proprio seguito un animale domestico. Fino a oggi, infatti, questo precludeva la possibilità di dormire in una struttura dedicata a causa di questioni igieniche e organizzative.
I senzatetto considerano gli animali domestici come la loro famiglia e quindi è ovvio decidere di restare al loro fianco anche se questo significa passare la notte per strada.
Nel quartiere di Baggio, a Milano, ha aperto da poche settimane ‘Cascina Vita Nova – Giorgina Venosta’ uno spazio abitativo recuperato dove è possibile essere accolti con i propri amici a quattro zampe.
Al momento all’interno vi sono sette appartamenti destinati ad accogliere i senzatetto con i loro animali e un parrucchiere solidale aperto a tutto il quartiere.
Ogni appartamento ospita al massimo due persone con il proprio animale, secondo il modello dell’Housing First (la casa è un diritto).
Le persone che si trasferiscono qui collaborano alla scelta degli arredi per i locali e vengono supportate nella gestione della casa da educatori e operatori del Progetto Arca.

L’Associazione è attiva dal 1994 a Milano ed è nata dall’impegno di un gruppo di amici nell’ aiutare le persone indigenti. Nello stesso anno Arca ha aperto in città il primo centro di Accoglienza residenziale per senza dimora con problematiche di dipendenza. L’Associazione è stata riconosciuta nel 1998 come Onlus e dal 2008 è diventata Fondazione.

Nei prossimi mesi verranno aperti anche una mensa che riuscirà a servire fino a settanta pasti al giorno e un social market per le famiglie.
Solo a Milano, a seconda dei periodi dell’anno, ci sono tra le 2.500 e le 3.100 persone senza dimora, le donne tra loro sono circa il 10% . A Roma i dati si amplificano con circa 11.000 persone che vivono per strada di cui le donne sono circa un migliaio. Anche se sono in numero inferiore rispetto agli uomini, le donne che vivono per strada sono maggiormente esposte a pericoli di aggressioni e violenze. Per questo sono nati progetti come ‘Vulnerable women care’ partnership tra l’azienda Essity in collaborazione con Croce Rossa Italiana che dona prodotti per l’igiene alle donne che vivono per strada o sono in condizioni di fragilità estrema. Questa collaborazione è iniziata nel 2020 con la partecipazione di Essity al progetto ‘Tempo della gentilezza’ durante il quale sono stati donati oltre 72.000 prodotti per l’igiene.
Già prima della pandemia i dati dell’Istat rilevavano tra i senzatetto in Italia un’alta percentuale di donne, tra ragazze e over quaranta, finite a vivere per strada a causa della crisi economica o di un matrimonio fallito.
A Milano sei clochard su dieci sono donne che spesso non soffrono di dipendenze ma perdono i legami famigliari e si trovano senza una rete di sostegno.
Le loro storie colpiscono per le avversità che sono costrette ad affrontare e l’inevitabilità delle loro situazioni.
Spero che questa iniziativa di Associazione Arca riesca a coinvolgere quante più possibili tra loro per donare le possibilità che meritano. Già nel 2018 la pellicola Le invisibili di Louis Julien Petit parlava di questo tema. Il regista , prendendo spunto dal libro di Claire Lajeunie Sur la route des invisbles: femme dans la route, ha passato un anno nei centri di accoglienza in Francia per raccogliere testimonianze e realizzare un film che dona voce alle donne dimenticate dal mondo e a chi le sostiene. Tra le stesse attrici troviamo una dozzina di donne che hanno conosciuto la precarietà e la strada, attrici non professioniste che in alcuni casi hanno trasportato parti della loro storia sul grande schermo.
Un film forte nei contenuti ma soprattutto per i soggetti vitali che porta in scena.

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