Un mondo dalla parte degli animali.

Un mondo dalla parte degli animali.

Il 2022 è un passo in questa direzione che molte donne intraprendono da tempo

Di Alessia Casteni

Buon anno nuovo a tutt* voi lettor* di Che Buona Notizia!
Per cominciare al meglio questo nuovo ciclo, che ora più che mai ci sembra imprevedibile, voglio condividere con voi qualche buona notizia per il mondo degli animali e, di riflesso, anche per noi.

Dallo scoppio della pandemia, infatti, si è messa in parte in atto quella crisi positiva che porta a ragionare su tutte le abitudini e i comportamenti nocivi che dovremmo abbandonare per evitare di approdare a nuove difficoltà.
Ne sono scaturite riflessioni e alcune prese di posizione che, se mantenute, non potranno che portare a risultati ottimi per tutti.

Finalmente il 1 gennaio in Italia è stato abolito l’allevamento di animali da pelliccia.
Pensate che la proposta di Legge in questa direzione risaliva al 1992, e aveva visto il Regno Unito attuarla per primo 22 anni fa.
Gli allevamenti di visoni ancora attivi in Italia sarebbero 5 e, secondo la nuova normativa, andranno smantellati e riconvertiti ecologicamente entro giugno di quest’anno per salvaguardare i 7039 visoni che li abitano.
Vi parlo di visoni poiché, ad oggi in Italia, si riferiva a loro l’allevamento a scopo di pelliccia, mentre in altri Paesi vengono sfruttate altre specie come cincillà, volpi e procioni.

Nel 2020 i focolai covid all’interno degli allevamenti di visoni hanno portato allo sterminio di 26 mila esemplari solo nell’allevamento di Capralba, in Lombardia.
L’ordinanza conseguente di divieto temporaneo di allevamento da parte del Ministro Speranza si è poi fortunatamente risolta nella decisione permanente di sospendere gli allevamenti.

Questo grande traguardo però non è isolato.
Ci sono altri cambiamenti in atto in Europa, come il divieto graduale degli allevamenti in gabbia, da ottenersi entro il 2027, ottenuto grazie al successo della petizione End the Cage Age e il divieto di importazione, commercio e detenzione di animali esotici.

Altri Paesi hanno intanto fatto ulteriori progressi; il Regno Unito ha approvato il veto sul commercio delle pinne di squalo, prodotto considerato di lusso e che viene ottenuto attraverso un’operazione brutale sugli animali.
Gli esemplari di squali risultano oggi in estinzione per un terzo delle 500 specie totali a causa di queste pratiche.

Il Sud Africa ha vietato l’allevamento in cattività dei leoni destinati alla caccia e le Filippine hanno vietato l’utilizzo di prodotti solari contenenti sostanze responsabili della distruzione delle larve di corallo.

Il Messico ha proibito la sperimentazione di prodotti cosmetici sugli animali, allineandosi così all’Unione Europea che prevede questo veto già dal 2004 e dal 2009 per le componenti stesse dei prodotti.


Anche se non sempre hanno ottenuto grande visibilità mediatica molte donne sono state impegnate nella causa animalista nel corso della storia.
Pare che la prima fu Eleonora d’Arborea, giudice di Arborea nel Regno di Sardegna nel 300’ che sosteneva già a quei tempi leggi per la protezione dei falchi cacciatori.
Nell’800 Anna Kingsford, tra le prime donne a laurearsi in Medicina a Londra, lottò a fondo per abolire la vivisezione e scrisse un libro sui benefici dell’alimentazione vegetariana.
Più recentemente l’attrice Brigitte Bardot ha creato nel 1986 la Foundation Brigitte Bardot, riconosciuta pubblicamente già nel 1992 e tutt’ora attiva, che porta avanti la lotta per la causa animalista in Francia e nel mondo con continui successi.

L’etologa Jane Goodall, nata nel 1934 e considerata tra le maggiori esperte di scimpanzé al mondo ancora oggi lavora per la conservazione e il benessere degli animali, e dal 2002 è Ambasciatrice di pace delle Nazioni Unite.
Nel febbraio 2021 ha preso parte al gruppo di scienziati che hanno richiesto l’abolizione delle gabbie negli allevamenti intensivi.

Le Black Mamba sono un’unità femminile che combatte il bracconaggio in Sud Africa; queste donne seguono un lungo addestramento per difendere gli animali all’interno delle riserve naturali.
Patricia Ruiz è una donna messicana che ha fondato Milagros Caninos regalando una seconda possibilità a numerosi cani abbandonati in Messico.
In Italia Michela Brambilla fondatrice di LEIDAA, Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, promuove adozioni di animali abbandonati e milita per l’abolizione della sperimentazione animale in campo scientifico.
Un’altra italiana, la veterinaria Monica Pais, riesce a far adottare più di 200 cani randagi all’anno e nella sua clinica Duemari a Oristano (Sardegna) cura sia gli animali di proprietà che la fauna selvatica.

Insomma i buoni esempi non mancano e nemmeno le possibilità di dare un aiuto in prima persona attraverso canili e gattili della propria città. Una buona idea per riprendere un contatto positivo con il mondo animale in un periodo così delicato per il futuro equilibrio dell’ecosistema mondiale.

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