“Mancano i dati sulla disabilità”: così Simone Riflesso ha creato la prima mappatura italiana dell’accessibilità ai pride

Di Sofia Brizio

Siamo alla fine del mese del pride, il periodo dell’anno che celebra l’orgoglio LGBTQ+ e riunisce varie comunità all’insegna dell’inclusione e dell’intersezionalità. Io non sono mai stata a un pride, in parte perché non amo l’estate, il caldo e la folla, ma principalmente perché ho sempre temuto che i miei bisogni di persona disabile non potessero essere tutelati nel contesto di una parata.

La cosa in realtà non mi ha mai sorpreso. Nei miei sette anni di vita all’estero in un Paese come il Regno Unito che fa dell’accessibilità un fattore culturale, gli spazi LGBTQ+ sono stati tra i più inaccessibili che abbia mai frequentato in quanto persona con disabilità motoria. L’esclusione delle persone disabili dagli spazi di discussione ed espressione della sfera sessuale non è nuova, ma diventa improvvisamente molto più reale e schiacciante quando ti trovi davanti a un bar LGBTQ+ con dieci gradini all’ingresso e non una rampa in vista.

La situazione spesso non è molto diversa ai pride, i cui organizzatori ancora tendono ad escludere, consapevolmente o meno, chi ha una disabilità. Lo sa bene Simone Riflesso, infographic designer laureato in design della comunicazione presso il Politecnico di Milano, poi tatuatore, poi tetraplegico. Tra le altre cose, si occupa di comunicazione inclusiva e strategie digitali. Unisce l’attivismo in ambito disabilità e LGBTQ+ alle data humanities. Proprio dalla sua passione per i dati è nato SondaPride, il primo progetto di mappatura del livello di inclusione della disabilità nei pride italiani.

“Sonda Pride è fondamentalmente un progetto di data activism. L’idea mi è venuta in mente l’anno scorso dopo essere stato invitato a tenere un talk sull’intersezione tra disabilità e comunità LGBTQ+ e ho visto che c’era pochissimo materiale. Mi sono reso conto che mancavano dati [sull’inclusione] e che tante persone, io in primis, non avevano contatto diretto con l’associazionismo LGBTQ+ e quindi ho pensato che poteva essere interessante mandare un sondaggio, fare una raccolta dati, per chiedere agli organizzatori dei pride cosa stavano facendo”, spiega Simone. “Io ho un background multidisciplinare in design della comunicazione e mi sono specializzato in data visualisation, che è una cosa che però avevo lasciato in sospeso prima di fare il tatuatore. Ho voluto provare a lanciare questo segnale, fare questo gioco serio – un po’ per dare un segnale alle associazioni che c’era qualcuno che stava indagando questo tema e che era di qualche importanza e non semplicemente una domanda aneddotica. Raccogliere i dati, renderli pubblici e confrontarli per dare una visione d’insieme mi è sembrato un ottimo messaggio di consapevolezza.”

Consapevolezza è quindi la parola chiave di SondaPride, basato su un attivismo che punta al dialogo attraverso dati oggettivi per costruire cambiamenti concreti.

“Se qualcuno si lamenta e fa soltanto un’osservazione, non la prendi sul serio. Se invece dici che il 10% dei pride non ha bagni accessibili, diventa un’informazione diversa e fornisce fatti che non puoi ignorare. È un’informazione estremamente specifica che ti obbliga a fare qualcosa. Il problema alla radice è che nel mondo della disabilità mancano i dati, o sono pochissimi. Sulla questione del pride non ce n’erano, e mi sono proposto di cercarli così che se ne potesse parlare.”

 

Il sondaggio 2022 ha coinvolto 50 comitati organizzativi di pride, di cui 42 hanno effettivamente risposto al sondaggio. Gli accorgimenti per l’accessibilità includevano percorso accessibile, servizi igienici accessibili e mappatura degli stessi, punti di scarico sensoriale, punti di sosta, numero di telefono dedicato per l’assistenza, palco o rialzo accessibile e posti riservati, interprete di lingua italiana dei segni, carro per il riposo, proiezioni con i sottotitoli, trasmissione in diretta e registrazione dell’evento.

Crediti: Simone Riflesso

“Gli organizzatori mi hanno ringraziato perché era una tematica a cui non avevano mai pensato e sono stati per la maggior parte collaborativi. Ma a fine luglio 2022, a metà della raccolta dati, mi sono accorto che qualcosa non tornava. Per esempio, alla domanda se avessero pubblicato dei post sui social che parlavano di accessibilità, molti organizzatori avevano risposto di sì, ma andando a verificare mi sono accorto che non era sempre vero”, spiega Simone. “In molti casi ho dato il beneficio del dubbio perché magari non si è capito cosa intendessi. Ho quindi deciso di fare un controsondaggio che coinvolgesse persone disabili e neurodivergenti per confrontare le esperienze con le risposte degli organizzatori.”

Da sondaggio e controsondaggio è risultato che l’accessibilità fisica sembra essere la più facile da garantire, ma nel 2022, 1 pride su 4 non è stato completamente accessibile, 2 eventi su 3 erano privi di servizi igienici accessibili e solo il 17% degli organizzatori ha offerto una mappatura dei servizi igienici accessibili. Le persone sorde e le persone con malattie croniche o energie limitate sono poi risultate le più svantaggiate: “L’anno scorso quasi nessuno aveva predisposto un carro per il riposo, e nessuno aveva pensato ad accorgimenti per le persone sorde che non utilizzano la lingua dei segni, forse perché per questi accorgimenti serve una competenza tecnica notevole.”

Crediti: Simone Riflesso

SondaPride è servito ad aprire gli occhi sulla scarsa accessibilità degli eventi LGBTQ+ su tutti i fronti, e quest’anno ci sono già stati dei miglioramenti significativi: “I dati di quest’anno sono molto più veritieri e in alcuni casi la situazione è molto migliorata. Di primo acchito, è evidente che tutti i pride abbiano usato molto meglio la comunicazione social e hanno pubblicato in anticipo il percorso del corteo, studiato adottando molti degli accorgimenti che avevo elencato nel questionario. Anche se magari l’accessibilità non ha funzionato perfettamente, i pride hanno fatto comunque dei passi avanti, soprattutto quelli di provincia e quelli più piccoli.

“Quest’anno due pride sono riusciti ad adottare accorgimenti per le persone sorde ed è una cosa bellissima. Poi l’anno scorso solo in sei avevano trasmesso la manifestazione in diretta, mentre quest’anno lo hanno fatto circa 11 pride già a metà mese. Dimostrando un’attenzione in più per chi non può partecipare dal vivo.”

Inoltre, tra le altre cose, SondaPride ha puntato l’attenzione sulla molteplicità di realtà territoriali che collaborano nell’organizzazione del pride, inclusi collettivi che spesso organizzano manifestazioni alternative per mettere al centro la disabilità. “Il pride è l’unione di diverse realtà sul territorio, quindi generalmente anche i collettivi fanno parte di queste organizzazioni. Tra l’altro quest’anno si sono visti anche dei pride alternativi, ne ho contati una decina, organizzati da collettivi che hanno una visione un po’ più radicale della lotta intersezionale e LGBTQ+ e che quindi sono molto più incentrate anche sull’ecosostenibilità, sul mettere al centro le persone marginalizzate, le persone trans, disabili etc. ed è una panoramica molto interessante.”

SondaPride ci insegna quindi che non esiste intersezionalità senza accessibilità e che i dati spesso sono il motore del cambiamento, anche se la strada da fare è ancora tanta. Per questo, Simone vuole rendere la raccolta dati un processo democratico che garantisca una continua riflessione: “Sicuramente l’anno prossimo non porterò più avanti il progetto, quindi mi piacerebbe che diventasse una cosa democratica fattibile anche da altre persone, e vorrei lasciare un’eredità a qualcuno che volesse andare avanti a farlo. Pensavo di spiegare come ho fatto e che strumenti ho usato così che se qualcuno volesse andare avanti l’anno prossimo potrebbe riprendere da dove io ho lasciato. Mi piacerebbe rendere gli strumenti disponibili anche a chi volesse provare a fare qualcosa di simile in un altro ambito, come ad esempio le scuole. Potrebbe essere interessante, perché i dati mancano.”

SondaPride 2023 è ancora in corso. Se vuoi contribuire alla raccolta dati con la tua testimonianza, puoi compilare il sondaggio qui