Demetra e Persefone: l'amore di madre che ferma le stagioni

Demetra e Persefone: l'amore di madre che ferma le stagioni
Di Elena Esposto

Nelle religioni e nelle culture antiche non è raro che la regolazione dei cicli della vita e della natura, della vita e della morte, fosse affidato a divinità femminili.

La religione degli antichi greci non faceva eccezione con Demetra e Persefone. La prima, figlia di Crono e Rea, sorella di Zeus dea del grano e delle messi, nutrice dei giovani e della Terra, responsabile del ciclio delle stagioni, dea della vita e della morte, protettrice del matrimonio e delle leggi sacre.

La seconda, figlia di Demetra e Zeus, sposa di Ade re dei morti e perciò regina e signora dell’oltretomba.

Racconta la leggenda che un giorno Persefone stesse cogliendo dei fiori in un campo con le compagne, figlie di Oceano, quando Ade si invaghì di lei.

A seconda della versione della storia cui si vuol prestar fede Ade venne sulla terra per assicurarsi che l’esplosione dell’Etna, opera del titano Tifone, non portasse alla luce il suo regno d’ombra. Approfittando dell’apparizione del temuto dio della morte Afrodite, scontenta che alcuni degli dei sfuggissero ai suoi intrighi, chiese a Cupido di colpirlo con una freccia e Ade, vedendo Persefone se ne innamorò.

Una seconda versione narra invece che già Zeus avesse concesso la fanciulla al fratello e che Gea, per trarla in inganno, avesse fatto spuntare un meraviglioso Narciso. Persefone, chinatasi per raccoglierlo venne inghiottita dalla terra che si aprì per accoglierla.

Come spesso accade nelle storie mitiche l’”innamorato” rapisce la fanciulla con la forza e fu così che Persefone, tra alte grida e richieste di soccorso alla madre, venne portata nel regno dei morti per diventare la sposa di Ade.

Demetra non riusciva a darsi pace per la scomparsa della figlia, e si mise a cercarla per mare e per terra.  A lungo vagò la dea madre ma nessuno voleva fornirle indicazioni di dove si trovasse la figlia, per timore dell’ira di Ade. Dopo tanto peregrinare giunse alla fine alla città di Eleusi, destinata a diventare il luogo principale del suo culto e della religione dei misteri Eleusini.

Seduta lungo la strada sotto le spoglie di una vecchia venne invitata a casa di Celeo, che a seconda della versione cui si vuol prestar fede era il re di Eleusi oppure solo un semplice cittadino. Demetra divenne così la nutrice dell’ultimo figlio di Celeo, per curarlo, allevarlo ed educarlo fino all’adolescenza.

Invaghitasi del bambino, e sentendo forte nostalgia della figlia scomparsa, la dea lo nutriva con nettare e ambrosia, cibo degli immortali, e ogni notte mormorando incantesimi lo esponeva al fuoco per fortificarlo. Il bambino cresceva bello e forte finché una notte, sua madre, fece irruzione nella stanza interrompendo i riti di Demetra. Questa si infuriò contro l’ignoranza della donna e assumendo il suo vero aspetto ordinò al popolo di Eleusi di costruire un grande tempio a lei dedicato e promise di insegnare loro i sacri riti e i misteri. Demetra rimase nel suo tempio ad Eleusi, struggendosi dal dolore per Persefone e rifiutando di ricongiungersi agli altri dei sull’Olimpo.

Tale era il suo dolore che punì la terra con una terribile carestia: nulla cresceva sulla terra, invano gli uomini seminavano o aravano. Nessuno riusciva a persuaderla a far germogliare di nuovo la vita.

Fu Zeus che alla fine che, a seconda della versione cui si vuol prestar fede, su richiesta pressante della stessa Demetra o perché in assenza di frutti della terra gli uomini avevano cessato di porgere offerte agli dei, intercedette con Ade perché riportasse Persefone sulla terra. Solo a patto di rivedere la figlia Demetra avrebbe fatto tornare in vita la Natura.

La fanciulla venne dunque ricondotta alla madre e Zeus le assicurò che avrebbe potuto rimanere con lei, a patto che durante il suo soggiorno nel regno di Ade essa non avesse toccato cibo. Infatti, chi avesse mangiato nell’oltretomba era destinato a restarci per sempre.

Lo sposo tuttavia, prima di lasciarla andare, le aveva porto dei semi di melograno che Persefone aveva ingenuamente mangiato. Per questo motivo pur potendo restare con la madre, la fanciulla avrebbe dovuto trascorrere un terzo dell’anno con lo sposo, nel regno delle ombre.

Demetra acconsentì dunque a far rifiorire la terra e concesse messi abbondanti. Tuttavia, in memoria del dolore patito per la scomparsa della figlia, la natura sarebbe tornata ad essere morta e spoglia durante il terzo dell’anno che Persefone avrebbe dovuto trascorrere nell’Oltretomba. Venne così stabilito il ciclo delle stagioni.

FONTI BIBLIOGRAFICHE
Károly Kerényi, Gli dei e gli eroi della Grecia, ed. Il Saggiatore
Thomas Bulfinch, Ancient Mythology, Cactus Editions.

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