Chimica in pillole

Chimica in pillole
Di Elena Esposto

Tutto è chimica!

Questa è la prima cosa che viene da pensare approdando sul sulla pagina Instagram Chimica in Pillole, gestita da Eva Munter, che con i suoi post ci racconta la chimica in modo inaspettato.

Curiosità, approfondimenti, pillole di chimica quotidiane. Per esempio lo sapevate che nel 2016 si è scoperto che una daga dell’imperatore Tutankamon è stata forgiata con un metallo di origine meteoritica? O perché l’ouzo diventa torbido quando gli si aggiunge acqua? O perché alcuni frutti maturano più velocemente se messi vicino alle mele? O da cosa dipende l’odore del caminetto o il profumo di pino? Queste sono solo alcune delle cose che scopriamo grazie al progetto di Eva che ho avuto il piacere di intervistare per questa rubrica.

Ciao Eva, grazie mille della disponibilità. Parliamo del progetto Chimica in pillole… ci racconti di cosa si tratta e come è nata l’idea?

Il progetto è nato alla fine del 2019 con lo scopo di mostrare quanta chimica c’è nel quotidiano, e combattere la chemofobia costante che c’è in giro, anche a livello di marketing, come quando andando a fare la spesa vedi scritto ovunque “senza prodotti chimici” e cose di questo tipo, che non hanno nessun valore scientifico e logico. Quindi il progetto è nato proprio per combattere questa tendenza che vede la chimica sempre come negativa e come la causa di ogni male.

Al di fuori della chemofobia esiste anche un timore nei confronti delle materie scientifiche. Tu invece porti  la chimica del quotidiano, come con la tua rubrica sulla chimica dei cocktail ad esempio, parli di piante, animali, cibo… questo tipo di divulgazione, spiegare alle persone che tutto è chimica, potrebbe essere un modo per vincere questo timore nei confronti della materia?

Sì, penso che il problema di fondo sia come la chimica viene insegnata, perché molto raramente viene insegnata da un chimico e si tende a impartire solo nozioni da studiare a memoria, così che quando dici “chimica” a uno studente la prima cosa a cui pensa è la nomenclatura, e basta. Non c’è una visione più ampia di quella che è la scienza del quotidiano.
La mia esperienza scolastica della chimica al liceo è stata proprio questa, una nomenclatura noiosa che devi sapere a memoria, senza la gioia di capire quanta scienza c’è nella vita di tutti i giorni.

Visto che hai citato la tua esperienza scolastica vuoi raccontare a chi ti legge quale è stato il tuo percorso, e cosa ti ha avvicinata a questa materia?

Io ho fatto il liceo classico con pochissime ore di chimica, e a quel tempo la odiavo abbastanza proprio perché non capivo l’utilità di studiare una cosa a memoria. Poi ho fatto il test d’ingresso a medicina ma siccome non l’ho passato mi sono iscritta come ripiego a chimica farmaceutica. Quando poi ci sono stati i ripescaggi del test ormai mi ero appassionata e ho deciso di restare e passare a chimica pura. È stata una passione nata dopo, durante quello che doveva essere il ripiego.

Parlando di donne e STEM quello che si rileva di solito è che c’è sempre una mancanza di donne in campo scientifico. Qual è la tua percezione nell’ambito della chimica?

Io personalmente ho sempre preferito la matematica e le materie scientifiche, fin da piccola, però tutti mi dicevano che ero più brava in quelle umanistiche e quindi dovevo seguire quella strada, altrimenti sarei stata “sprecata” e quindi ho scelto il liceo classico. Poi in realtà mi è piaciuta la scelta che ho fatto, però c’era questa tendenza a dire che il liceo scientifico era da maschi e il classico da femmine. Nella mia classe infatti c’erano solo tre maschi anche perché si tendeva a dire che i maschi che si iscrivevano al classico erano effeminati e cose del genere. Quindi c’è anche la questione contraria, perché si chiede agli uomini di essere più orientati verso la parte scientifica, e quando si curano della parte umanistica la cosa non viene vista come positiva. La questione è ambivalente.

A livello di università ho trovato comunque un ambiente amichevole, anche perché eravamo in pochi. Che abbiamo fatto la magistrale eravamo meno di venti e ci conoscevamo tutti e non ho mai avuto particolari problemi. C’era anche più o meno lo stesso numero di professori e professoresse, non ho mai trovato limiti o barriere in questo campo.

Tornando un po’ al progetto e alla pagina, tutti gli argomenti che tratti sono molto legati alla vita quotidiana ma anche molto diversi fra loro. Come li scegli?

L’anno scorso avevo fatto la rubrica sugli alcolici, quest’anno invece ho scelto di fare una rubrica sulla cucina, intervallata poi da cose legate alla stagionalità, come la chimica delle piante che fioriscono in un determinato periodo ad esempio, oppure come fanno gli animali che si ibernano a sopravvivere.
La scelta oltre che stagionale va un po’ a umore, progetto molto poco e vado a istinto.

Tutte queste curiosità che condividi con i tuoi follower sono temi che approfondisci man mano o sono nozioni che hai acquisito nel corso di studi?

Un po’ e un po’. Alcune sono cose che ho imparato all’università e che mi hanno affascinata, altre invece le scopro per caso, magari cercando qualcosa di interessante di cui parlare. 

Tra le rubriche che hai fatto in questi anni ne hai una che ti è piaciuta di più, o che ti sei divertita di più a fare? Ce ne parli?

Ne ho fatte due in collaborazione con la Royal Society of Chemistry Italia, la prima “Quanta chimica c’è in giardino” e la seconda sulla chimica quotidiana, come ad esempio la chimica dell’odore delle monete, che si chiamava “Lo sapevi che”.
Poi sto facendo, con Bottega Botanica, una rubrica che si chiama “Chimica e cura delle piante”. Io analizzo i composti all’interno della pianta e lei spiega come curare la pianta, principalmente piante da appartamento.

Nei tuoi post parli anche delle donne che hanno fatto la storia della chimica. Ce n’è una a cui sei più legata o da cui ti senti ispirata?

Forse è un po’ scontato, però mi piace molto Marie Curie come personalità e come rivalsa nei confronti di un mondo che, ancora più di oggi, era tendenzialmente maschile, e anche per il fatto che lei abbia ricevuto due Premi Nobel, uno per la fisica e uno per la chimica. Ricordiamoci che inizialmente non veniva fatta partecipare alle lezioni all’università, o le facevano assistere alle lezioni ma non poteva svolgere gli esami, quindi c’erano diversi impedimenti proprio per il fatto che fosse donna. Mi piace molto la sua storia.

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