Lunga vita alla spazzatura! Soprattutto se diventa arte.

Di Alessia Casteni

In questa nuova puntata di Che Buona Notizia! ho deciso di parlarvi di spazzatura. Possibile che anche dai nostri rifiuti possa uscire qualcosa di buono? Il cibo spazzatura spesso piace ma non fa bene. Essere trattati come spazzatura non ha accezioni positive, la tv spazzatura propone contenuti volgari che mirano solo a coinvolgere un pubblico basso e poco esigente… cosa può succedere quindi se uniamo la spazzatura in senso lato all’arte?
A quanto pare un risultato inaspettato!

La spazzatura è la materia prima creativa utilizzata dall’artista portoghese Artur Bordalo, nato a Lisbona nel 1987.
Bordalo è entrato nel mondo dell’arte con lo pseudonimo di Bordalo II, un tributo al nonno, l’artista Real Bordalo, di cui il nipote si propone di continuare ad ampliare la proposta artistica.
Cresciuto tra l’atelier artistico di Artur Bordalo e la Lisbona underground dei graffiti, Bordalo II ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Lisbona per otto anni senza mai diplomarsi.
La pratica fatta a scuola gli ha dato però una sempre più proficua manualità e sensibilità nell’utilizzo di vari materiali e una conoscenza approfondita della scultura e della ceramica e si è progressivamente allontanato dalla semplice pittura.

La città stessa è diventata teatro delle sue opere d’arte che vengono costruite proprio a partire da quello che la maggior parte delle persone considera spazzatura.
I suoi lavori, realizzati in più parti del mondo, sono diventati un vero e proprio manifesto del suo credo ambientalista, critico nei confronti degli sprechi e della sovrapproduzione delle industrie.
Centoquindici sono le tonnellate di materiali riutilizzati in questo senso, a partire dal 2012, grazie al lavoro dell’artista.
Bordalo II nel 2016 è stato a Torino con una mostra personale delle sue opere e continua a proporre nuove composizioni che potete osservare sul suo sito www.bordaloii.com

Al momento, inoltre, il 20% del ricavato dalle vendite è indirizzato alle vittime della Guerra in Ucraina.
Bordalo II però non è l’unico esponente di questa interessante corrente artistica; Marina DeBris (nome d’arte) è un’ artista e attivista californiana che ha creato una vera e propria moda definita ‘trashion’ (moda spazzatura) nel suo ‘inconvenience store’ dove vende solo oggetti e indumenti realizzati con i rifiuti raccolti sulle spiagge di tutto il mondo.

Anche Aurora Robson realizza opere d’arte a partire dai rifiuti ma con un occhio di riguardo alla tematica dello smaltimento dei rifiuti urbani, problema che ha avuto modo di osservare da vicino nella sua complessità, vivendo in una città come New York. Dal 2002 l’artista ha portato le sue opere in spazi espositivi e musei in tutto il mondo.
Robson è anche la fondatrice del progetto Vortex un collettivo di artisti, designer e architetti che lavora in modo innovativo sul riutilizzo della plastica. Le sue opere sono soprattutto installazioni di grandi dimensioni con la plastica recuperata dall’oceano e altri materiali recuperati a cui donare una seconda vita.

Anche in Italia due artiste si sono distinte recentemente in questo campo: sono Annarita Serra e Marillina Fortuna che raccolgono la plastica dal mare della Sardegna e la trasformano in arte.
Le due artiste hanno due approcci diversi: Annarita Serra realizza icone contemporanee riconoscibilissime con materiali di scarto, una trovata ottima per stupire il suo pubblico inizialmente attratto dal soggetto e subito dopo scioccato dalle materie prime usate. Le opere più recenti dell’artista, inoltre, sono realizzate con molto materiale di scarto tecnologico come tasti del computer o schede madri il cui smaltimento è spesso difficile.
Marillina Fortuna invece si focalizza di più sui paesaggi con le sue Junk collections, collezioni spazzatura letteralmente.
L’effetto è surreale e quanto mai straniante pur rimandando a contenuti primordiali.

Insomma questo binomio di riutilizzo della spazzatura sembra più che mai positivo e destinato ad avere seguito.
Che bello sarebbe se il messaggio sotteso a queste opere diventasse un credo condiviso e la nostra società aprisse finalmente gli occhi alla bellezza possibile anche nei luoghi e nei materiali più inaspettati.