Poliamore: piccoli passi verso il riconoscimento legale

Poliamore: piccoli passi verso il riconoscimento legale
Di Elena Esposto

Nell’ultimo periodo dagli Stati Uniti sono arrivate notizie tutt’altro che rosee. Ma come cantava De André “è dal letame che nascono i fiori”, e in mezzo ai mucchi di letame di leggi antiabortiste e provvedimenti volti a limitare la libertà della comunità LGBTQIA+ qualche fiore si intravede.

Secondo quando riportato dall’Economist, infatti, ci sono segnali di apertura verso il riconoscimento legale delle unioni poliamorose.

Il poliamore rientra nella categoria della non monogamia consensuale (Consensual non-monogamy, CNM), un termine ombrello che descrive relazioni nelle quali i partecipanti concordano nell’avere altre relazioni sessuali o romantiche in contemporanea. Gli accordi specifici naturalmente variano da situazione e situazione, vengono definiti dalle persone coinvolte e possono essere molto diversi tra loro.
Nello specifico il poliamore è un modello che prevede relazioni multiple e non una sola singola relazione aperta. Diversamente dalle altre relazioni CNM il poliamore include una componenate identitaria.
Secondo il sessuologo Antonio Prunas il poliamore può non essere vissuto come “qualcosa che si fa”, ma piuttosto “ciò che si è”.

Qualsiasi sia la loro configurazione, le relazioni CNM sono un argomento molto difficile da trattare, in particolare nei paesi di matrice cristiana, dove la poligamia è tutt’ora trattata alla stregua di un tabù, considerata un crimine e vietata.

Alla stregua delle altre relazioni che sfuggono al canone etero-cis-patriarcale anche le persone poliamorose cercano un riconoscimento delle loro relazioni e tendono a soffrire gravi discriminazioni.

Secondo la psicologa Giulia Tracogna: “Ammettere a livello sociale di essere poliamorosi porta con sé il forte rischio di discriminazione. Spesso le persone ci pensano prima di fare il coming out; si confidano con i gruppi sociali dove si sentono più sicure, come gli amici, e ne evitano altri come quello lavorativo. La propensione delle persone a fare il coming out dipende da quanto la cultura in cui vivono è abituata a sentire parlare di poliamore.”

Sono molti i pregiudizi che circondano le relazioni poliamorose, difficili da scardinare proprio perché manca un confronto e un dialogo onesto che ci permetta di mettere seriamente in discussione l’istituzione della coppia (e del matrimonio) monogama.
Naturalmente il poliamore non sarà il tipo di relazione che va bene per tutt*, ma per poter portare la discussione a un maggior livello di profondità bisogna partire dal presupposto che neanche la monogamia è una situazione che va bene per tutt*.

Secondo l’Enciclopedia Treccani la monogamia è: “l’unione in matrimonio di un solo uomo con una sola donna. Essa è da considerare come lo stato naturale della famiglia umana”, ma se il femminismo intersezionale ci ha insegnato qualcosa è proprio a mettere in discussione ciò che viene generalmente definito come “naturale”.

Se consideriamo ad esempio le prime società umane, esse erano poligame, come poligame sono altre società che hanno seguito un cammino evolutivo diverso da quello delle società capitaliste e occidentali. La monogamia quindi è tutt’altro che naturale, ma è piuttosto un prodotto culturale nato, come la famiglia nucleare, in seno alla società borghese.
Non dimentichiamo che storicamente esiste un legame fortissimo tra la nascita della famiglia monogama e la proprietà privata, dal momento che solo avendo certezza della paternità dei figli era possibile tramandare il patrimonio (appunto).

Il retaggio culturale che coinvolge il poliamore è dunque è molto pesante, e non stupisce che ancora oggi siano molte le persone a fare resistenza all’idea dell’esistenza, e del riconoscimento legale, delle unioni poliamorose ritenute scandalose o immorali.

Fino ad oggi, l’unico Paese ad aver formalmente riconosciuto questo tipo di legame legalizzando la responsabilità genitoriale di una famiglia di tre genitori è stato i Paesi Bassi, sempre in prima linea sul fronte dei diritti.

Negli Stati Uniti solo California, Washington, Louisiana e Rhode Island hanno riconosciuto famiglie con più di due incluse le famiglie con genitori in CNM, ma è Sommerville a detenere il record.

Del 2020 infatti, la città del Massachussetts riconosce i soggetti coinvolti in relazioni poliamorose come coniugi a tutti gli effetti. La decisione è arrivata dopo il durissimo periodo della pandemia, quando per le famiglie in relazioni CNM era difficile, se non impossibile, fornire assistenza a* propr* car* in ospedale.

La scelta di Sommerville ha sollevato un polverone politico, ma ha anche gettato il seme del cambiamento. Anche Arlington (Virginia) e Cambridge (Massachussetts) hanno subito seguito l’esempio. Oggi i datori di lavoro pubblici sono tenuti a offrire l’assicurazione sanitaria e altri benefit a tutt* l* partner de* loro impiegat*. L’obbligo non si estende però alle aziende private, che sono vincolate solo da leggi statali e non municipali.

In generale le persone in relazioni poliamorose, riporta l’Economist, sono soggette ad alti livelli di discriminazione in diversi ambienti, dal lavoro al mercato immobiliare, alla sanità e alla genitorialità, soprattutto quando coinvolge l’affidamento dei figli spesso negato dai tribunali.

In Italia il dibattito su questo tema è ancora molto acerbo. Conosciamo bene i nostri limiti culturali e il bigottismo che permea il discorso pubblico, ma sappiamo anche altrettanto bene (e la lotta per i diritti delle coppie LGBT ce lo ha mostrato chiaramente) quanto sia importante ottenere il riconoscimento e la tutela legale.

In altre parti del mondo il punto di vista sta cambiando. Secondo l’Economist da una survey del 2020 risulta che il 20% de* statunitensi ritengono che la monogamia sia moralmente accettabile. Non molto, ma è già qualcosa considerando che è quattro volte tanto rispetto al 2006.
Questo probabilmente è anche dovuto a una maggiore visibilità e un maggiore riconoscimento di altri tipi di famiglia non tradizionale.

È dunque fondamentale continuare a diversificare le nostre narrazioni includendo ogni possibilità per consentire a tutt* di poter scegliere la propria identità e sentirsi pienamente rappresentat*.