L’unione fa la forza: l’eroismo delle donne nella Rote Kapelle

L’unione fa la forza: l’eroismo delle donne nella Rote Kapelle
Di Giada Marzocchi

Esistono storie che sono destinate a rimanere impresse nelle nostre menti. Non c’è sempre un motivo per cui questo accade: può succedere per i sentimenti provati dall’ascoltatore o da* lettor*, per l* protagonist* o, semplicemente, perché quella era la storia di cui avevamo bisogno.

Tra pochi giorni sarà una giornata importantissima: quella della Memoria. Dato per assodato che ogni giorno dell’anno sia un’occasione utile e doverosa per il ricordo di tutte le vittime della follia nazista, è invitabile anche che in questa giornata la nostra mente ci porti a una riflessione più profonda.

Ho iniziato quest’articolo pensando alle storie che sentiamo, che leggiamo, che ascoltiamo per caso e quanto alcune di esse siano famose e note a molt* e quanto altre siano, invece, rimaste un po’ nell’ombra perché la Storia, con le sue dinamiche, è inclemente e lascia che alcune cadano nel dimenticatoio.

Questo è si è verificato anche in quella tragica e mai rimarginata ferita della Shoah e della Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, quindi, vi voglio raccontare il coraggio di alcune donne che non si tirarono indietro quando il Nazismo iniziò a diffondersi a macchia d’olio. Donne comuni (studentesse, madri, casalinghe e operaie) che non rifletterono molto quando fu loro offerta l’occasione di contrastare Hitler, entrando a far parte di una delle più grandi reti di spionaggio a favore dell’Unione Sovietica.

Chiamata Rote Kopelle dalla Gestapo – in italiano Orchestra Rossa- era una rete di infiltrat* che sottraeva informazioni dai poteri nazisti per passarle all’URSS e metteva in salvo l* Ebre* quando iniziò la persecuzione. Il nome dato dai gerarchi nazisti si riferiva al coordinamento delle spie perché il capo di ogni cellula era come un direttore di orchestra che coordinava e gestiva i singoli individui.

Sta insegnando ai suoi studenti a riconoscere e a confutare la propaganda, a difendersi con la ragione e la logica. Recluta i più brillanti e i più coraggiosi perché entrino a far parte del nostro gruppo. E sfrutta i suoi contatti con l’ambasciata americana per ottenere i visti per conoscenti ebrei che vogliono lasciare il paese (pp. 172-173).

È da dire che non mancano gli esempi di donne che si fecero avanti, rischiando la loro vita, e mettendo a rischio le loro famiglie, ma questo episodio in particolare, pur essendo appassionata di Storia, non lo conoscevo; o meglio, conoscevo la Rote Kopelle ma credevo che fosse prettamente maschile.

Ho potuto correggermi grazie a Le donne dell’Orchestra Rossa di Jennifer Chiaverini (Harper&Collins 2021, 19,90 €), un romanzo dal valore storico inestimabile, non solo perché ci trasmette l’audacia e la speranza delle protagoniste (Greta Kuckhoff e Midred Harnack principalmente) ma, soprattutto, perché porta a galla temi difficili da trattare e, in alcuni casi, anche da leggere.

La narrazione si apre nel 1929, a Berlino. Le protagoniste – Greta, Midred, Sara e Martha- raccontano ognuna la loro storia ed è secondo il loro punto di vista che si snoda la narrazione. Non manca dunque l’aspetto privato delle loro esistenze: dai loro amori ai loro studi fino ai loro fallimenti.

Tutte e quattro sono donne diverse, per educazione, per ceto sociale e per storia famigliare, ma c’è un elemento che le accumuna: l’odio verso Hitler.

Tutte, infatti, hanno compreso benissimo quanto quella, in quel momento nuova, ideologia politica fosse pericolosa. Non fu cosa da poco, considerando le masse di persone che vennero trascinate verso il baratro e quanto fosse difficile e pericoloso trovare persone con lo stesso pensiero politico.

Le donne dell’organizzazione, comunque, non si dettero per vinte dando vita a un vero miracolo, senza curarsi del pericolo che correvano, perché quella non era una lotta per il presente ma per il futuro. Era fondamentale combattere ora per salvare il domani.

«I leader mondiali, uomini che avrebbero dovuto essere più scettici, pendevano dalle labbra del Führer e ignoravano le sue azioni. anche mentre Hitler prometteva la pace, il governo del Reich approvava leggi che imponevano la costruzione di rifugi antiaerei negli edifici pubblici. Perché avrebbe dovuto sprecare tempo e soldi per i bunker, se non prevedeva di averne bisogno?» (p. 282).

Devo dire che questa storia mi ha colpito più di altre. Quando ci avviciniamo al fenomeno della Resistenza, sentiamo parlare soprattutto di uomini nonostante le donne siano state ben presenti e dettero il loro contributo tanto quanto i colleghi maschi.

Per questo motivo ritengo sia importantissimo leggere questo romanzo, per riscoprire figure femminili che meritano di essere conosciute e ricordate non tanto perché erano donne (questo alla fine poco importa) ma per il loro coraggio in un momento in cui si rischiava la vita solo a proferire una parola contro il regime. Ed è questa, a mio avviso, la parte essenziale: ricordare il coraggio e la resistenza senza badare al sesso de* combattente.